Chi segue il calcio italiano lo sa, la storia di Edoardo Bove è diventata, negli ultimi mesi, qualcosa che va oltre il campo. Il suo possibile ritorno all’attività agonistica è legato a una scelta delicata, la risoluzione consensuale con la Roma, e a un contesto normativo che in Italia non lascia margini. In questo articolo racconteremo perché l’addio ai giallorossi è una strada concreta, quali sono le condizioni mediche che rendono possibile il rientro solo all’estero e quali campionati, dall’Inghilterra all’Olanda, guardano con interesse al centrocampista romano. Un percorso fatto di attesa, allenamenti individuali e tanta voglia di tornare a giocare.

 

Bove è pronto a tornare al calcio: rescissione con la Roma vicina

 

La sensazione è che il momento sia arrivato. Edoardo Bove è sempre più vicino al ritorno al calcio giocato e il primo passo passa dalla risoluzione consensuale del contratto con la Roma. Un accordo che le parti stanno definendo in queste settimane e che serve a liberare il centrocampista per una nuova esperienza all’estero, dove le normative mediche permettono di scendere in campo anche con un defibrillatore sottocutaneo.

 

Dopo il malore del 1° dicembre 2024, Bove ha affrontato mesi complessi, lontano dai riflettori ma non dal lavoro quotidiano. Si è allenato individualmente con continuità, ha superato test medici incoraggianti e oggi sente di poter reggere di nuovo i carichi fisici richiesti dalla competizione. La condizione partita non potrà essere immediata, ma la risposta del corpo agli sforzi è positiva e alimenta l’idea di un rientro ormai imminente.

 

La Roma, dal canto suo, ha scelto una linea di apertura. Il contratto in scadenza nel 2028 non rappresenta un ostacolo, perché l’obiettivo comune è permettere al giocatore di riprendere la carriera nel rispetto delle regole e della sua salute. Una separazione condivisa, dunque, che chiude un capitolo importante e ne apre uno nuovo, tutto da scrivere, lontano dall’Italia.

 

Quale sarà la prossima squadra di Bove?

 

Una volta definita la rescissione con la Roma, per Edoardo Bove si aprirà ufficialmente il mercato. Le piste più concrete portano all’estero, in particolare verso l’Inghilterra, dove le normative mediche sono meno rigide rispetto a quelle italiane e consentono ai calciatori con defibrillatore sottocutaneo di tornare all’attività agonistica.

 

Dal Regno Unito arrivano segnali di interesse, con Everton e Watford che hanno già sondato il terreno. Due contesti diversi, ma accomunati dalla possibilità di offrire a Bove il tempo necessario per ritrovare ritmo e continuità dopo un lungo stop. Oltre all’Inghilterra, anche l’Olanda resta una pista credibile, con altri club che hanno chiesto informazioni e valutano il profilo del centrocampista romano.

 

Le tempistiche sembrano brevi. Appena sarà libero contrattualmente, Bove potrà firmare con una nuova squadra e iniziare un percorso di rientro graduale, senza forzare i tempi. La priorità resta la salute, ma la voglia di tornare in campo è forte e l’idea di farlo in un campionato abituato a gestire situazioni simili rende questo passaggio ancora più concreto.

 

Perché Bove non può più giocare in Italia?

 

La questione non riguarda la condizione fisica di Edoardo Bove, ma le regole. In Italia, le normative sulla medicina sportiva sono particolarmente rigide e non consentono l’attività agonistica professionistica agli atleti con un defibrillatore sottocutaneo. Il motivo principale è legato alla natura stessa del calcio, uno sport di contatto in cui urti, contrasti e colpi al torace potrebbero compromettere il funzionamento del dispositivo.

 

A questo si aggiunge un aspetto formale ma decisivo. I protocolli nazionali non permettono ai medici di rilasciare il certificato di idoneità sportiva agonistica a chi ha un ICD impiantato. Non sono previste deroghe e la valutazione finale segue criteri molto cautelativi, pensati per ridurre al minimo qualsiasi rischio, anche quando le condizioni cliniche dell’atleta sono buone.

 

Lo scenario cambia all’estero. In paesi come Inghilterra e Olanda l’approccio è più flessibile e si basa su una valutazione personalizzata del rischio, spesso accompagnata da protezioni specifiche e controlli costanti. È lo stesso contesto che ha permesso a giocatori come Christian Eriksen di tornare in campo ad alti livelli. Ed è proprio questa differenza normativa che rende l’addio all’Italia una scelta obbligata per Bove, se vuole continuare a giocare a calcio.