Nel paddock qualcuno ha sorriso quando ha sentito il nome per la prima volta. Macarena, proprio così. Ma niente musica e niente passi di danza: in casa Ferrari si parla di aerodinamica.

 

Dietro questo soprannome curioso si nasconde una soluzione tecnica che la Scuderia sta studiando per la SF-26, una scelta diversa dal solito e piuttosto coraggiosa. Non è una semplice modifica estetica, ma un’idea che potrebbe cambiare il modo in cui la monoposto gestisce l’aria e, di conseguenza, il suo comportamento in pista.

 

Per questo se ne parla tanto nel paddock. La Ferrari sembra pronta a percorrere una strada tutta sua, e quando succede in Formula 1 l’attenzione sale subito. Cos’è davvero la Macarena, come funziona e quando potremmo vederla sulla SF-26: qui spieghiamo tutto.

 

F1, la Ferrari e l'ala Macarena: come funziona

 

Il soprannome nasce dal movimento. Questa ala posteriore è stata ribattezzata “Macarena” perché il suo elemento mobile si ribalta, quasi come un flip flop. Un movimento che ha ricordato proprio la celebre coreografia da cui prende il nome.

 

Dal punto di vista tecnico la particolarità sta nell’ampiezza della rotazione. Nelle ali mobili tradizionali il movimento è di circa 90 gradi. In questo caso si arriva fino a 270 gradi, con l’elemento che ruota molto di più rispetto alle soluzioni viste finora. Nonostante questa escursione ampia, il sistema resta dentro i limiti del regolamento FIA, che impone un tempo di attivazione di 400 millisecondi.

 

Quando l’ala è aperta il vantaggio principale è sul dritto. La resistenza aerodinamica cala e la monoposto guadagna velocità massima, con un beneficio stimato intorno a circa 8 cavalli equivalenti.

 

Il rovescio della medaglia arriva nella fase di chiusura. Proprio per il modo in cui ruota l’elemento mobile, si può generare un effetto paracadute, cioè un aumento improvviso di resistenza all’aria. Una caratteristica che può aiutare in frenata, ma che allo stesso tempo richiede una gestione molto precisa da parte del pilota e degli ingegneri.

 

Quando vedremo in pista la Ferrari in versione Macarena

 

In realtà la “Macarena” non è comparsa all’improvviso. La soluzione era già stata intravista nei test prestagionali, dove la Ferrari aveva iniziato a provarla lontano dai riflettori. La prima uscita in un vero weekend di gara, invece, è arrivata a Shanghai, durante le prove libere.

 

 

I primi riscontri sono stati interessanti, soprattutto sul dritto, ma il test ha mostrato anche qualche limite. Proprio durante quella sessione Lewis Hamilton è finito in testacoda, episodio che ha acceso i riflettori sul comportamento della monoposto con questa configurazione. La chiusura dell’ala, infatti, provoca un aumento molto rapido del carico al posteriore, il cosiddetto effetto paracadute, che può alterare il bilanciamento della vettura.

 

C’è poi un altro aspetto che il team vuole analizzare con calma. Il sistema di rotazione dell’ala è meccanicamente complesso e i tecnici non sono ancora certi che possa sopportare senza problemi i carichi di un intero weekend di gara.

 

Per questo, dopo le prove libere, la Ferrari ha deciso di rimuovere il componente e tornare a una configurazione più collaudata. Con una sola sessione a disposizione e il regime di Parco Chiuso alle porte, il rischio era troppo alto. In realtà era un test programmato, il team sapeva già che difficilmente la Macarena sarebbe rimasta sulla SF-26 per tutto il weekend. Il debutto vero, quello in gara, dovrà aspettare ancora un po’.