Uno stravolgimento volto a non cambiare niente: è facilmente riassumibile ciò che sta accadendo nelle ultime ore intorno alla FIGC. Il calcio italiano si prepara dunque all'ennesimo terremoto. Ma andiamo per gradi: cosa sta succedendo? Come ormai noto da tempo il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, si è detto contrario al modo in cui è stata interpretata la normativa e alla lettura della stessa che il procuratore federale, Giuseppe Chinè, ha dato della necessità di tesseramento per partecipare alla corsa alla presidenza federale. Malagò, infatti, non era tesserato, cosa che comunque non ha mai tenuto nascosto. Nonostante ciò la Federazione, a maggio scorso, ha ritenuto la sua candidatura comunque ammissibile e, di conseguenza, la sua elezione come regolare. 

 

FIGC: cosa succede ora? Si va verso il commissariamento

 

La giornata di oggi è decisiva: nelle prossime ore si saprà infatti se la FIGC sarà commissariata dal CONI, il Comitato olimpico nazionale, di cui è la federazione affiliata più ricca e importante. E che fine farà Malagò? Malagò, presidente del CONI dal 2015 al 2023, è stato eletto dopo la terza qualificazione consecutiva mancata dall'Italia al Mondiale. La questione sul suo tesseramento nasce dal ricorso, ancor prima che dall'obiezione di di Taucer, dell'avvocato Renato Miele, la cui candidatura era stata respinta in quanto non sostenuta da alcuna lega o associazione legata alla FIGC, (fattore che è uno dei requisiti per candidarsi).

 

Il mancato tesseramento è però un pretesto, visto che almeno due ex presidenti della FIGC, Gabriele Gravina e Giancarlo Abete, lo sono stati per anni seppur privi di tesseramento. La questione reale è da ricercare nelle relazioni, negli interessi, nelle dinamiche e in tutti quei meccanismi di potere tra la politica, il CONI e la Federcalcio.

 

Malagò rischia quindi di rimanere senza carica dopo poco più di tre mesi? La risposta è nel mezzo: nelle ultime ore si è infatti verificato un colpo di scena da non sottovalutare. Si va infatti verso una FIGC, e dunque Malagò stesso, commissariata ma con Malagò commissario. Ma come è possibile? Il colpo di scena è arrivato nelle ultime ore, quando il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, ha chiamato Malagò per fissare un incontro nella mattina odierna, prima che la Giunta sia chiamata a esprimersi sulla situazione della Figc.

 

Il CONI, dunque, sul gong finale è andato alla ricerca di una mediazione. Il motivo alla base di questo comportamento? Verosimilmente si è reso conto che, nonostante gli sforzi, il rischio che la proposta di commissariamento fosse respinta era alto e quello di perdere poi i ricorsi davanti alla giustizia ordinaria ancora di più.

 

FIGC, perché Malagò può essere commissario?

 

La domanda sorge però spontanea: perché Malagò, non ritenuto eleggibile per la carica di presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, può invece vestire i panni di commissario? La risposta è da ricercare nella diversa origine delle due cariche. La contestazione del CONI riguarda l'elezione alla presidenza. E, in questo senso, secondo i quattro pareri acquisiti dal Comitato olimpico, per candidarsi serviva il tesseramento di cui, appunto, Giovanni Malagò non era in possesso. Il commissario arriva invece alla guida della FIGC attraverso una procedura ben diversa. Tale carica non viene eletta dall'Assemblea federale, ma nominata dal CONI nell'ambito appunto del commissariamento.

 

Il requisito contestato nell'elezione alla presidenza non risulta quindi un qualcosa di automaticamente applicabile anche alla nomina a commissario. Per questo motivo, il CONI può considerare invalida l'elezione senza però sostenere che l'ex presidente Malagò sia incompatibile con la guida della FIGC. Con l'eventuale nomina a commissario riceverebbe un nuovo incarico, attraverso una procedura diversa da quella contestata. Una soluzione di certo ingegnosa, ma che deve avere come unico obiettivo il risorgimento del calcio italiano e non delle lotte intestine tra politica, CONI e FIGC.