Fuori Campo
FIGC, ecco perché l'elezione di Malagò è regolare: documenti e precedenti
Ha tenuto banco per diverso tempo la questione legata alla legittimità della nomina di Giovanni Malagò come nuovo presidente della FIGC, con la procura federale che è stata impegnata nel verificare se Giovanni Malagò fosse regolarmente tesserato al momento della presentazione della candidatura alla presidenza della FIGC. Ma cosa è accaduto nello specifico? Il procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, si è infatti detto contrario all’interpretazione normativa che il procuratore federale Giuseppe Chinè ha dato della necessità di tesseramento per partecipare alla corsa alla presidenza federale. Malagò, infatti, non era tesserato, cosa del quale non ha mai fatto mistero. Nonostante ciò la Federazione, a maggio scorso, ha ritenuto la sua candidatura comunque ammissibile e, di conseguenza, la sua elezione come regolare.
Elezione Malagò, la posizione di Chinè e le parole di Malagò
Ma perché la candidatura di Malagò è stata ritenuta ammissibile? Questo per la lettura della discussa norma contenuta nello Statuto FIGC e in quello del Coni. A differenza di tutte le altre federazioni, infatti, lo Statuto della Federcalcio prevede che le candidature a presidente siano accompagnate dall'accredito o dal sostegno di almeno una delle componenti. Il procuratore federale ha inoltre sostenuto come se la tessera federale serve a garantire una sorta di appartenenza al settore, lo è nello stesso modo anche il sostegno di una parte dell'elettorato attivo al momento della nomina. Nel frattempo il neo eletto presidente della FIGC, ha parlato in merito alla situazione, rivelandosi tranquillo su tutta la lina.
"Non posso che essere tranquillo perché conosco bene la situazione. So che fa parte del gioco e che c'è sempre qualcheduno che c'ha delle idee diverse. Sappiamo benissimo quanto magari è stato osteggiato prima, durante e subito dopo le elezioni. Adesso c'è un nuovo capitolo, viviamolo con serenità, anche se io credo, a cominciare da voi giornalisti, che avete tutti molto ben chiara la situazione. Certo che è tutto valido e tutto regolare. Poi come spesso succede, ultimamente anche troppo nel modo dello sport, si agisce per volontà interpretative. Sarei un pazzo se dicessi che mi fa piacere. Diciamo che da molti anni sono abituato a dialogare con chi che ha posizioni diverse, in genere sono quasi sempre persone che provengono da un contesto diverso dal mio. Io - ha concluso - sono rappresentante della società civile, faccio tutto questo da volontario e sono eletto, non sono mai stato nominato. Difendo il mondo dello sport e il mondo del calcio".
Malagò presidente della FIGC, i chiarimenti di Chinè
Nel frattempo il procuratore federale Chinè ha mandato i suoi chiarimenti alla Procura Generale. Il primo punto è legato inevitabilmente all’interpretazione dell'articolo in cui si richiede agli eventuali candidati di essere in regola con il tesseramento (articolo 29 comma 1 dello Statuto FIGC). E, in questo senso, Chinè ha sottolineato come dal punto di vista strettamente lessicale la frase non equivale all'essere necessariamente tra i tesserati, ma piuttosto che si riferisce al rispetto delle prescrizioni e dei requisiti previsti per chi tesserato lo è già. Il procuratore federale si è detto in disaccordo con Taucer, quando quest'ultimo aveva fatto presente che l’essere in regola con il tesseramento presupponeva, come prima cosa, l’esser tesserati.
Questo facendo riferimento poi più volte ai Principi fondamentali Coni a cui gli Statuti di tutte le federazioni dovevano adeguarsi. Chinè infatti nella sua replica ha ricordato che negli articoli 4 e 5 comma 3 dello Statuto Coni non compaia mai la parola tesseramento. A questo si è poi aggiunto come la ridotta ma comunque presente giurisprudenza federale sul tema è in linea con quanto da lui sostenuto, ovvero che il tesseramento non è requisito per candidarsi ed essere potenzialmente eletto.