Fuori Campo
Caso Malagò, l'ombra del commissariamento sulla Figc: cosa succede?
Neanche il tempo di vedere la prima Italia del nuovo, vecchio, ciclo Mancini, che sulla FIGC si è abbattuto, come noto da diverse settimane, un nuovo caso. E ora un cavillo di tre righe sul tesseramento federale rischia di trasformarsi in un passo falso mai visto. Da tempo infatti, tra CONI e FIGC, non si parla d’altro: l’elezione di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio (arrivata il 22 giugno con un netto 68,58% dei voti) è finita sotto il tiro della giustizia sportiva. Il motivo? Per Ugo Taucer, procuratore generale dello sport, Malagò si è candidato senza essere tesserato alla FIGC, violando i principi fondamentali del Comitato Olimpico. Una violazione commessa dal segretario generale Marco Brunelli nel momento in cui ha ammesso Malagò alla corsa alla presidenza senza tutti i requisiti richiesti.
E ora, sulla FIGC, si fa sempre più insistente l'ombra del commissariamento. Ma cosa potrebbe succedere nel caso in cui dovesse realmente verificarsi tale scenario?
Caso Malagò, si va verso il commissariamento? Cosa succede
"Non ho paura di decadere da presidente della Federcalcio. Io sono assolutamente sereno, sono un signore abituato da molti anni ad avere qualcuno che vuole sovvertire le dinamiche di consenso popolare" ha dichiarato Malagò negli ultimi giorni in merito alla questione. Lo scenario del commissariamento, tuttavia, c'è e non può non essere preso in considerazione. Cosa accadrebbe? Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, ha già fatto sapere che la continuità tecnica, a partire da Roberto Mancini nelle vesti di Commissario Tecnico azzurro è assicurata. Discorso diverso per Malagò e gli altri. Va infatti ricordato come con il commissariamento vanno a decadere tutti gli organi direttivi, non solo il presidente, ma anche il Consiglio federale, anche se in questa situazione non è minimamente coinvolto.
Non è da escludere inoltre che si possa comunque proporre di far rimanere al loro posto tutti quegli organi, partendo proprio dal Consiglio federale, non coinvolti in questa situazione e limitandosi a scegliere un commissario temporaneo che porti a delle nuove elezioni. In caso di commissariamento puro (ovvero la sostituzione totale e integrale degli organi di governo ordinari), tutti gli organi decaduti potranno ricorrere al Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni. E Malagò, in questo senso, ha già fatto sapere che si muoverà subito, chiedendo al Collegio una sospensiva che gli permetta di continuare a lavorare in attesa del giudizio finale.
Caso Malagò, il conflitto di interessi con la vecchia presidenza CONI
A tenere banco c'è anche un'altra questione che riguarda Malagò, quella del suo "pantouflage" (che dal punto di vista giuridico indica il divieto per gli ex dipendenti pubblici di assumere incarichi o lavorare per aziende private che sono state destinatarie della loro attività amministrativa negli ultimi tre anni di servizio) e quindi quel potenziale conflitto di interessi di Malagò per essere stato a capo del Coni fino all’anno prima. Ma in questo senso, il Collegio federale, aveva chiarito, mettendo nero su bianco, la situazione: "Non è in discussione nel caso in esame ed in relazione alla procedura elettorale il possesso dei requisiti rilevanti ai fini dell’ordinamento sportivo previsti all’art. 29 dello Statuto Figc".
Quindi sotto il profilo sportivo non sono mai esistiti problemi di candidabilità. I requisiti erano stati infatti ritenuti validi dal Segretario generale quasi un mese prima e i sette giorni per impugnare erano ampiamente scaduti. Quale sarà l'epilogo? A oggi è impossibile dirlo con certezza, l'unica sicurezza per tutti è che la questione non sarà risolta a stretto giro. Una situazione che non serviva al calcio italiano, chiamato ancora a stringere i denti e senza alcuna certezza sul quando il movimento potrà realmente tornare a crescere e a splendere.