La Coppa d’Africa che sembrava destinata a restare nella memoria per il grande spettacolo offerto, si è trasformata, col passare delle settimane, in qualcosa di molto diverso. Il Senegal aveva conquistato un successo incredibile sul campo, ma a distanza di due mesi è arrivata la decisione della CAF a ribaltare tutto, assegnandogli una sconfitta a tavolino che ha cambiato la storia del torneo.

 

Una vicenda che ha lasciato tifosi e non solo spiazzati, perché non si tratta soltanto di un risultato modificato, ma di un equilibrio spezzato a competizione finita. Così, quella che era stata una delle edizioni più divertenti degli ultimi anni si è ritrovata al centro di polemiche e discussioni, diventando una delle più controverse di sempre. E dopo festeggiamenti e foto di rito, la coppa è passata al Marocco. Ma cerchiamo di capire perché e fare un po' di chairezza. 

 

Coppa d'Africa, la scelta del CAF: Senegal squalificato e Marocco campione

 

Tutto nasce dalla finale del 18 gennaio 2026, una partita tesa e combattuta fino all’ultimo minuto. Sul campo il Senegal aveva avuto la meglio sul Marocco, vincendo 1-0 dopo i tempi supplementari. Eppure, già nei minuti di recupero dei tempi regolamentari, qualcosa si era incrinato. La concessione di un rigore molto discusso al Marocco aveva scatenato la protesta dei giocatori senegalesi, che avevano lasciato il campo per diversi minuti, fermando il gioco e accendendo ulteriormente gli animi.

 

In quel clima surreale si inserisce anche l’episodio più commentato della serata. Dal dischetto si presenta Brahim Diaz, che sceglie un cucchiaio centrale, lento e leggibile, parato senza difficoltà. Un gesto che, più che chiudere la partita, apre una valanga di dubbi e interpretazioni, tra chi parla di errore tecnico e chi, invece, ipotizza una scelta condizionata dalla tensione del momento.

 

Sembrava finita lì, con il Senegal campione sul campo. Invece, a marzo 2026 arriva il ribaltone. La Commissione d’Appello della Confederation of African Football applica l’Articolo 84 del regolamento e decide per la sconfitta a tavolino del Senegal, 3-0, punendo l’abbandono del terreno di gioco durante la finale. Una decisione che riscrive il risultato e cambia completamente il volto del torneo.

 

Perché il Senegal è stato squalificato e il Marocco è campione?

 

La decisione della CAF non nasce da irregolarità burocratiche o da casi legati al doping, ma da quanto accaduto in campo durante la finale. Il 17 marzo 2026 la Confederazione Africana ha ufficializzato la squalifica del Senegal, spiegando che la violazione del regolamento era troppo grave per essere ignorata.

 

Al centro di tutto c’è l’abbandono del terreno di gioco nei minuti finali dei tempi regolamentari. Dopo il rigore assegnato al Marocco, i giocatori del Senegal hanno lasciato il campo per circa un quarto d’ora, una protesta lunga e plateale. Secondo la CAF, quel gesto non è stato solo una reazione emotiva, ma un’infrazione chiara delle regole.

 

La Commissione d’Appello della Confederation of African Football ha infatti applicato gli articoli 82 e 84 del regolamento. Il punto chiave è il tempo: un allontanamento superiore ai dieci minuti, senza autorizzazione dell’arbitro, viene considerato come un rifiuto di proseguire la gara, quindi un forfait di fatto. In questi casi, il regolamento parla chiaro, la partita viene persa a tavolino.

 

A pesare è stata anche la responsabilità dello staff. La protesta è stata attribuita all’allenatore Pape Thiaw, ritenuto il principale promotore della decisione di lasciare il campo, e per questo squalificato per cinque giornate. Nemmeno il ritorno in campo, arrivato anche grazie all’intervento di Sadio Mané, né la vittoria conquistata ai supplementari, sono bastati a cambiare il verdetto. Per la CAF, l’infrazione era già completa e non più sanabile.

 

Cos'è accaduto durante la finale di Coppa d'Africa 2026: il rigore di Brahim Diaz

 

Tutto parte da un episodio che, nel giro di pochi minuti, cambia completamente il clima della finale. Siamo oltre il novantesimo, il Marocco spinge con tutto quello che ha e conquista un calcio d'angolo. Cross e Brahim Diaz viene toccato sulla spalla da Diouf, cade a terra e l'arbitro assegna il calcio di rigore.

 

Il contatto è il cuore della polemica. Diouf sfiora il calciatore del Real Madrid, ma per il fischietto di gara è fallo. Interviene però il VAR, ma l'arbitro non demorde: nonostante l'on field revier, per Ndala quello è calcio di rigore. Inizia così il caos.

 

Il Senegal circonda l’arbitro, chiede un nuovo intervento del VAR, protesta con insistenza. La panchina del Senegal esplode. L’allenatore Pape Thiaw decide di non far riprendere il gioco. I giocatori non si riposizionano, poi fanno qualcosa che in una finale è quasi impensabile: escono dal campo e rientrano negli spogliatoi. La protesta è totale, accompagnata dall’accusa di una decisione presa per favorire i padroni di casa.

 

La partita resta sospesa per quattordici minuti, in un’atmosfera irreale. Solo dopo un lungo confronto, anche con i vertici della Confederation of African Football, e grazie all’intervento del capitano Sadio Mané, il Senegal accetta di rientrare in campo, più per senso di responsabilità che per reale convinzione.

 

Quando finalmente si torna a giocare, la tensione è altissima. Sul dischetto si presenta ancora Brahim Diaz. Il suo tiro è sorprendente, un cucchiaio centrale, lento, quasi esitante. Il portiere Mendy resta fermo e blocca senza difficoltà

 

Da lì la partita riparte, si va ai supplementari e il Senegal trova anche il gol dell’1-0. Una vittoria costruita sul campo, ma segnata da quei quattordici minuti che, settimane dopo, avrebbero cambiato tutto.