Fuori Campo
Bosnia-Italia: gli Azzurri recriminano per gli errori di Turpin. Ecco quali sono stati
Come una doccia fredda il rigore di Bajraktarevic sveglia l'Italia dal sogno di qualificarsi, a 12 anni di distanza, a un Mondiale. E dal sogno, si passa inevitabilmente all'incubo e alla consapevolezza di aver scritto un'amara pagina di storia del calcio. Questo perché nessuna nazionale, nella storia, campione del Mondo almeno una volta aveva mancato per ben 3 volte consecutive la qualificazione a un Mondiale. E ora agli sconfitti l'arduo compito di spiegare un fallimento, mentre in Italia sono inevitabilmente al via i processi alla Nazionale nella sua interezza, dal gruppo squadra fino al Presidente Federale, passando ovviamente per il commissario tecnico e il suo staff. Imperativo invece non nascondersi dietro agli alibi di qualsiasi tipo, anche se la narrativa dei 120 minuti di campo di Zenica non può essere privata dei tanti errori del direttore di gara.
Quanti errori per Turpin in Bosnia-Italia: i due (grandi) episodi incriminati
La finale Playoff tra Bosnia e Italia è stata diretta dal francese Clement Turpin (già noto in Italia per alcune direzioni di gara discutibili, come quella di Europa League tra Athletic Club e Roma nella quale aveva espulso Hummels dopo 11 minuti). In una direzione di gara claudicante nella sua interezza, sono stati due gli episodi che hanno portato gli azzurri a recriminare animatamente. Il gol del pareggio firmato da Tabakovic è stato infatti viziato da un tocco di braccio di Edin Dzeko, con la palla che sbatte però su Donnarumma prima di finire sui piedi del classe '94, attaccante del Borussia Monchengladbach. Sia il direttore di gara che gli assistenti al Var hanno ritenuto non punibile il tocco di braccio dell'ex Roma e Inter. Lecito immaginare come in caso la palla di Dzeko fosse finita in rete, il gol sarebbe stato rivisto con più attenzione al Var.
Ben meno comprensibile quanto accaduto durante il primo tempo supplementare: Palestra, involato verso la porta, viene steso da dietro dal difensore del Sassuolo, Muharemovic. Un fallo in tutto e per tutto identico a quello che, al 41° del primo tempo, aveva portato all'espulsione (corretta) di Bastoni. Turpin invece sventola sotto il naso del numero 4 bosniaco solo il cartellino giallo. A scagionare Muharemovic, la presenza nei pressi di Palestra di Burnic che però, come si nota subito, è dietro all'esterno del Cagliari, non avendo modo di intervenire. Incomprensibile come Turpin non abbia valutato in diretta questa situazione, ma soprattutto il Var non abbia chiamato al monitor il francese per farlo tornare sui suoi passi.
Turpin bocciato in Bosnia-Italia: la conduzione non convince
I due episodi sopra citati sono solo la punta dell'iceberg di una conduzione di gara insufficiente da parte del direttore di gara francese. Manca un giallo a fine primo tempo: Sunjic entra duro su Mancini. Turpin fischia il fallo, tenendo però nel taschino il cartellino giallo per il centrocampista della Bosnia che, per il suo intervento, se la cava solo con un richiamo. Già alla fine del secondo tempo regolamentare mancava un giallo per l'imprudenza di Katic, che poi verrà ammonito solo al nono minuto del secondo tempo supplementare.
Dubbi anche sul tocco di braccio, anche se in appoggio sul terreno di gioco, di Muharemovic sul tiro di Barella nel secondo tempo supplementare che hanno suscitato timide proteste degli azzurri. Infine, come detto in precedenza, poco da dire sull'espulsione di Bastoni: giusto il rosso diretto in quanto l'intervento rientra nei parametri del DOGSO (chiara occasione da gol). Un'analisi necessaria, quella degli errori di Clement Turpin e la sua squadra nei 120 minuti di Bosnia-Italia, anche se la ricerca di alibi è più che mai ingiustificata per una Nazionale, ancora una volta, più debole delle sue paure, caduta ancora in un baratro che, al momento, sembra senza fondo.