Audi Crooks, centro delle Iowa State Cyclones (squadra che milita nel campionato NCAA), è senza dubbio tra i talenti più promettenti dell'intero panorama cestistico al femminile. Nonostante una carriera ancora da scrivere, la sua storia è già oggi di ispirazione, oltre che un manifesto importante nella lotta agli stereotipi. Scopriamo allora tutto quel che c'è da sapere su Audi Crooks, la Lady Shaq della NCAA. 

 

Audi Crooks e l'inizio di carriera: primi passi da predestinata

 

Nata il 13 dicembre 2004 ad Algona (capoluogo della Contea di Kossuth, nello Stato dell'Iowa), Audi Crooks ha la pallacanestro nel destino. È infatti figlia d'arte per quanto riguarda il basket collegi: suo padre, Jimmie (scomparso nel 2021), è stato infatti una stella alla Fort Dodge Senior High School prima di giocare a basket al college alla Mankato State e alla Southern Nazarene. Sua mamma, Michelle Vitzthum, è invece una delle migliori marcatrici di tutti i tempi per la squadra di basket Bishop Garrigan. Proprio ad Algona, Audi comincia a imporsi nella scena sportiva scolastica firmando già alla high school un record storico: Crooks ha infatti portato la sua scuola (la Bishop Garrigan High School) alla conquista di due titoli statali, chiudendo la sua carriera da liceale con la miglior percentuale di sempre dello Stato per canestri realizzati. Una predestinata.

 

Il college e la rapida ascesa

 

Se oggi la classe 2004 è tra le stelle principali delle Iowa State Cyclones, gran parte del merito è senza dubbio da attribuire a William Bill Fennelly. Coach della squadra universitaria dal 1995, già ai tempi del liceo (come rivelato dalla stessa Crooks) aveva iniziato una trattativa per portarla nel suo roster. "Coach Bill Fennelly mi ha portato a cena nel mio ristorante messicano preferito (il Cinco De Mayo, ndr) nonostante lui non ami il cibo messicano e quando ero ancora alla high school mi mandava già le foto dell’armadietto che avevano lasciato per me", ha raccontato Audi al momento del suo arrivo. Decisivo, dunque, per la cestista l'affetto sentito per la persona ancor prima che per l'atleta. Una scelta, quella del coach classe '57, che impiega poco tempo a rivelarsi decisiva: ad Audi basta poco tempo a scalare le gerarchie, conquistando la titolarità nel giro di cinque partite, diventando centrale nel gioco e trascinando la squadra fino al torneo NCAA già nel 2023.

 

Audi Crooks: la lotta agli haters e ai pregiudizi 

 

Le straordinarie doti cestistiche della Crooks non sono tuttavia il principale argomento dei dibattiti che la circondano e che la vedono protagonista. 191 centimetri per quasi 100 kg, numeri che la posizionano ben distante dallo stereotipo stantio dell'atleta per antonomasia. Stereotipo che come ancora troppo spesso accade scade nelle malelingue di chi, in realtà, abusa di parole dettate dall'invidia. "Troppo grossa per giocare a basket, troppo lenta per il college", sono solo alcuni (vani) tentativi di intralciare una carriera destinata alla grandezza.

 

Nonostante gli appena 21 anni, Audi infatti non si piega al bodyshaming di cui spesso è vittima e le risposte agli haters sono forse l'aspetto migliore del suo gioco. "Cerca solo di ucciderli con la gentilezza, perché in questo modo non darai loro munizioni per reagire", le preziose parole di mamma Michelle diventate un mantra per il centro di Cyclones. Anche quando le prestazioni in campo mettono a tacere i vari commenti scadenti (lo scorso dicembre ha chiuso il match contro Kansas a 41 punti, eguagliando il record per il maggior numero di punti segnati in una partita di stagione regolare. Cosa che non succedeva dal 1984) non mancano i colpi di scena.

 

Crooks è l'unica giocatrice con più partite da 40 punti in questa stagione, ma al netto di questo non si sono fatti attendere attacchi al suo stile di gioco, considerato troppo "vecchia scuola" per poter incidere nel gioco della nuova generazione. Già 3 anni fa, ai microfoni di The Gazzette, aveva sottolineato le accuse di segnare esclusivamente punti facili sotto canestro, evidenziando gli aspetti positivi del suo stile di gioco. Componenti, quelle fisiche e tattiche, che gli sono valse il soprannome di Lady Shaq, appellativo che lascia ben poco all'immaginazione.

 

Ma ridurre Audi Crooks a un mero paragone con cestisti uomini è quanto mai limitante. La classe 2004 è infatti il manifesto di una nuova generazione che sta cercando di imporsi rompendo gli schemi. A sostegno di tutto ciò, sono arrivate anche le parole di chi, come Kevin Garnett, ha condiviso lo spogliato con lo Shaq originale. L'ex stella di Boston ha infatti descritto la Crooks come il perfetto connubio di "fondamentali da vecchia scuola uniti a un dominio di nuova generazione".

 

Non solo basket

 

Il successo, per Audi, non è solo legato al mondo della palla spicchi. La classe 2004 ha infatti un feeling con l'eccellenza sia sportiva (nei suoi anni ad Algona ha vinto anche tre titoli nel lancio del peso) che extra. Suona cinque strumenti, battaglia nel sociale e studia per un mondo migliore: oltre alla carriera sportiva, porta avanti anche quella accademica. Sta infatti conseguendo una laurea in sociologia e giustizia penale. Ha fatto parte di un club di jazz oltre ad aver suonato la tromba nella banda della scuola. Prima che il suo nome cominciasse a rimbalzare nelle migliori università dello Stato ha anche suonato la batteria in chiesa, praticando sia il getto del peso che la pallavolo.

 

Un dominio incontrastato: la storia di Audi Crooks

 

Crooks è stata la giocatrice più veloce della storia di Iowa State a raggiungere i 1000 punti in carriera, obiettivo centrato in appena 49 partite (con una media di oltre 20 punti a partita). Crooks è in una scia aperta di oltre 80 partite in doppia cifra. Quest’anno i suoi numeri sono quelli di una fuoriclasse; ha infatti fatto registrare una partita da 47 punti contro le Indiana Hoosiers, una da 30 punti (in 19 minuti) contro le Northern Illinois Huskies e una da 43 (in 20) contro le Valparaiso Beacons, con oltre 27 punti di media è la miglior realizzatrice di tutta la Division I. Audi Crooks ha tutto per essere al momento, come giustamente impone il soprannome affibbiatole, la giocatrice più dominante di tutto il mondo college basket femminile. Un talento puro, che strizza l'occhio al futuro e alla WNBA.