Quello delle multiproprietà è un tema noto nel calcio europeo, molto meno nel dibattito italiano, almeno fino a oggi. Eppure, con la Roma dei Friedkin e l’Everton, anche questo argomento rischia di diventare molto concreto in vista della prossima stagione.

 

Il motivo è semplice: entrambe potrebbero qualificarsi per la stessa competizione UEFA, come ad esempio l’Europa League. E qui nascerebbe il problema, perché due club legati alla stessa proprietà non possono giocare la stessa coppa europea.

 

Se questo scenario dovesse davvero verificarsi, una delle due sarebbe costretta a rinunciare. Per questo vale la pena capire cosa sta succedendo, perché Roma ed Everton non possono partecipare alla stessa competizione e quale squadra, eventualmente, avrebbe la precedenza.

 

Roma ed Everton nella stessa coppa: cosa dice il regolamento UEFA

 

Il nodo nasce da un punto preciso: Roma ed Everton fanno capo alla stessa proprietà, il Friedkin Group. Ed è proprio qui che entra in gioco il regolamento UEFA, che da tempo disciplina i casi di multiproprietà per evitare possibili conflitti di interesse nelle competizioni europee.

 

L’obiettivo è tutelare la regolarità dei tornei, impedendo che due club riconducibili allo stesso controllo possano partecipare allo stesso percorso europeo, con il rischio, almeno teorico, di incidere sugli equilibri sportivi della competizione.

 

A stabilirlo è il regolamento UEFA, nella sezione dedicata al tema della multi-club ownership. In sostanza, nessuna persona o società può esercitare controllo, o un’influenza considerata decisiva, su più di un club ammesso alle competizioni UEFA. Tradotto: se due squadre appartenenti alla stessa proprietà si qualificano per la stessa coppa, o per tornei collegati tra loro, in linea di principio soltanto una può essere ammessa.

 

Perché Roma ed Everton potrebbero giocare la stessa coppa?

 

Il rischio nasce da come si stanno sviluppando le due stagioni. In Italia, la Roma è dentro una lotta per il quarto posto molto complessa, che in Serie A vale l’accesso alla Champions League. La concorrenza è alta, con Juventus e Como in piena lotta e con un calendario sulla carta un po’ più favorevole. Anche la strada alternativa, quella dell’Europa League, si è fermata agli ottavi contro il Bologna, togliendo un’altra possibilità di qualificazione diretta.

 

In Inghilterra, intanto, lo scenario è diverso ma altrettanto aperto. La Premier League ha di fatto portato a cinque i posti disponibili per la Champions, rendendo più accessibile la qualificazione ad altre coppe anche per squadre come l’Everton. Allo stesso tempo, però, la corsa alle coppe resta molto equilibrata e i margini sono ridotti.

 

È proprio questo intreccio di risultati che può portare Roma ed Everton a incrociarsi. Nessuna delle due ha oggi un posto garantito e, se dovessero scivolare fuori dalla Champions, potrebbero ritrovarsi entrambe in Europa League. Lo stesso discorso vale anche per la Conference League, che resterebbe comunque una competizione UEFA condivisa e quindi soggetta alle stesse regole.

 

Chi va in coppa tra Roma ed Everton? Il caso Lione-Crystal Palace

 

Se Roma ed Everton dovessero qualificarsi per la stessa competizione, la scelta non sarebbe casuale ma seguirebbe criteri precisi. Il primo parametro è il piazzamento in campionato: il club che chiude più in alto ha la precedenza e ottiene l’accesso alla coppa.

 

Se invece il piazzamento fosse equivalente, entrerebbe in gioco il ranking del campionato. In questo caso il vantaggio andrebbe all’Everton, perché la Premier League ha un coefficiente UEFA più alto rispetto alla Serie A.

 

Non è una situazione nuova. Un caso simile ha riguardato il Lione e il Crystal Palace: entrambe le squadre erano legate alla stessa proprietà e si erano qualificate per la stessa competizione lo scorso anno. A quel punto è stato preso in considerazione il piazzamento in campionato, con il Lione avanti grazie al sesto posto, mentre il Palace, dodicesimo nonostante la vittoria della coppa nazionale, è rimasto fuori.

 

Le eccezioni nelle coppe europee: i casi dei due club di Manchester

 

Il divieto, però, non è assoluto. Negli ultimi anni la UEFA ha aperto alla possibilità di concedere deroghe, come accaduto nei casi di Manchester City e Girona o di Manchester United e Nizza, ma solo a condizioni molto rigide.

 

La prima riguarda il cosiddetto blind trust: il proprietario deve affidare la gestione di uno dei club a un soggetto indipendente, rinunciando a qualsiasi potere decisionale, comprese le nomine dirigenziali, per tutta la durata della competizione.

 

Poi c’è il tema dell’indipendenza operativa. Le due società non possono condividere dati, strutture di scouting o accordi commerciali, e non devono esserci operazioni di mercato tra i club, né prestiti né trasferimenti, in un arco di tempo definito. Un aspetto che, nel caso di Roma ed Everton, fin qui non si è mai verificato.

 

Infine, la proprietà deve dimostrare in modo chiaro che non esiste alcuna influenza reciproca sulle scelte sportive. Solo rispettando tutti questi criteri la UEFA può valutare una possibile eccezione.