Gianfranco Zola e Claudio Ranieri sono legati da un rapporto nato oltre trent’anni fa, quando entrambi si incontrarono nel calcio italiano e contribuirono alla crescita di uno dei talenti più rappresentativi della Serie A. Oggi quel legame potrebbe tornare protagonista anche in Nazionale: Zola è infatti la prima scelta di Ranieri e del presidente del Coni Giovanni Malagò per ricoprire un ruolo centrale nel nuovo progetto azzurro.

 

L’ex fantasista sardo è stato individuato come possibile “terza figura” da affiancare al commissario tecnico Roberto Mancini e allo stesso Ranieri, che ricopre il ruolo di direttore tecnico. Un incarico che unirebbe esperienza, conoscenza del calcio internazionale e soprattutto attenzione alla valorizzazione dei giovani.

 

Zola e Ranieri, un legame nato ai tempi del Napoli

 

Il rapporto tra Ranieri e Zola affonda le radici nella stagione 1991/92, quando l’allenatore romano guidava il Napoli e il giovane talento di Oliena iniziava a farsi notare. Dopo l’addio di Diego Armando Maradona, il presidente Corrado Ferlaino era alla ricerca di un nuovo riferimento tecnico per la squadra.

 

La risposta di Ranieri fu chiara: quel giocatore era già in casa. “È italiano, di Oliena, ed è bassino come Diego”, disse all’allora presidente azzurro. Da quel momento iniziò l’ascesa di Zola, diventato negli anni uno dei fantasisti più amati del calcio italiano e protagonista anche con la maglia della Nazionale.

 

Ora, dopo le esperienze maturate in Inghilterra e il ruolo di vicepresidente vicario della Lega Pro ricoperto dal 2023, Zola potrebbe tornare a collaborare con Ranieri in una nuova veste, più strategica e orientata al futuro.

 

Il progetto giovani e la valorizzazione del talento italiano

 

Uno dei temi centrali del possibile incarico di Zola riguarda lo sviluppo dei giovani calciatori italiani. Proprio su questo punto l’ex numero 10 ha espresso più volte la propria visione, sottolineando la necessità di riportare al centro la tecnica individuale.

 

Secondo Zola, il calcio italiano ha storicamente puntato molto sull’aspetto tattico, rischiando però di limitare la creatività dei giovani talenti. Il modello da recuperare è quello dei grandi fantasisti del passato, da Roberto Baggio a Francesco Totti, passando proprio per Zola: giocatori capaci di interpretare il campo con libertà e qualità tecnica.

 

“Dobbiamo tornare a sviluppare la tecnica individuale”, è stato uno dei concetti chiave espressi dall’ex Chelsea, secondo cui i settori giovanili devono tornare a formare calciatori prima ancora che risultati.

 

La “Riforma Zola” e il ruolo della Serie C

 

L’eventuale ingresso in Figc potrebbe permettere a Zola di portare avanti anche il lavoro iniziato in Lega Pro. La Serie C rappresenta infatti uno dei punti centrali della sua idea di sviluppo, considerando che proprio il terzo livello del calcio italiano è stato fondamentale nella sua crescita.

 

Zola ha più volte ricordato come molti campioni della Nazionale abbiano trovato spazio proprio in Serie C prima di arrivare ai massimi livelli. Da qui nasce un progetto che punta a incentivare l’utilizzo dei giovani nei club.

 

Tra le nuove regole previste per la Serie C ci sono l’obbligo per le società di tesserare almeno sei giocatori cresciuti nel settore giovanile, destinati a diventare sette dal 2027/28 e otto dal 2028/29. Inoltre, i giovani formati internamente non occuperanno spazio nella lista dei 23 giocatori e saranno previsti incentivi per chi garantirà maggiore impiego ai calciatori Under.

 

Un sistema pensato per creare un percorso più solido verso il calcio professionistico e aumentare il bacino di talento disponibile per la Nazionale.