Fuori Campo
Perché i calciatori non calpestano gli stemmi delle squadre?
Sui social, da tempo, è pieno di video che mostrano i calciatori uscire dal tunnel degli spogliatoi. In queste clip molti calciatori, prima di entrare in campo, fanno di tutto per evitare di calpestare gli stemmi delle squadre raffigurati sul pavimento. C'è chi li aggira, chi allunga il passo e chi addirittura salta pur di non metterci sopra il piede.
Un gesto che può sembrare curioso, soprattutto a chi non segue da vicino il calcio, e che spesso scatena domande sui social: perché lo fanno? Esiste una regola che lo vieta? Oppure è soltanto una superstizione?
La risposta è più semplice di quanto sembri, ma al tempo stesso è anche legata a pure scelte personali degli atleti. Dietro a questa abitudine, infatti, non c'è alcun regolamento ufficiale, ma parte da una tradizione non scritta fatta di rispetto, cultura sportiva e senso di appartenenza. In questo articolo scopriamo da dove nasce questo comportamento e perché continua a essere così diffuso tra i calciatori di tutto il mondo.
I calciatori non calpestano gli stemmi delle squadre: perché?
Non esiste una spiegazione unica e, soprattutto, non esiste una regola che lo imponga. Evitare di calpestare gli stemmi delle squadre è una di quelle consuetudini che fanno parte della cultura del calcio, un po' come la scelta di non esultare contro la propria ex squadra. Nessun regolamento lo vieta e nessuno viene sanzionato se lo fa.
Gli stemmi, spesso posizionati all'ingresso del campo sotto forma di telo oppure dipinti sull'erba con i colori del club che ospita la partita, vengono tranquillamente attraversati da molti calciatori. Allo stesso tempo, però, il web è pieno di video che mostrano giocatori fare un passo più lungo, cambiare traiettoria o addirittura saltare pur di evitarli. Ma perché succede?
La ragione principale è il rispetto. Non calpestare lo stemma della squadra avversaria è un modo per riconoscere il valore del club che si sta affrontando. La rivalità resta confinata ai novanta minuti di gioco, mentre il simbolo del club continua a rappresentarne la storia, i tifosi e l'identità. Non è raro vedere questo gesto anche nelle sfide più accese, come un Clásico tra Real Madrid e Barcellona.
Lo stesso vale quando lo stemma appartiene alla propria squadra. Per molti calciatori quel logo rappresenta anni di sacrifici, appartenenza e legame con la maglia. Evitare di calpestarlo diventa quindi un gesto spontaneo di rispetto verso il club, la sua storia e i suoi tifosi. Non sorprende che questi episodi vengano spesso accolti con grande apprezzamento dal pubblico, anche da chi tifa per altre squadre.
Infine c'è una componente più personale, legata ai riti e alla superstizione. I calciatori sono noti per le loro abitudini scaramantiche e, per alcuni, mettere il piede sullo stemma, soprattutto quello della propria squadra, potrebbe essere interpretato come un cattivo presagio.
Da dove nasce questa usanza di non camminare sopra i loghi delle squadre
Anche se oggi è sempre più comune vederla nel calcio, questa tradizione non nasce sui campi da gioco europei. Le sue origini affondano nel mondo dello sport americano, in particolare nell'hockey su ghiaccio e nel football americano, dove il rispetto per i simboli della squadra è da sempre un valore molto sentito.
Già a partire dagli anni Settanta e Ottanta, molte franchigie iniziarono a collocare il proprio logo al centro degli spogliatoi. Da quel momento, evitare di calpestarlo divenne una sorta di regola non scritta. Lo stemma non era visto come una semplice decorazione, ma come il simbolo della storia del club, dei suoi valori e delle persone che ne fanno parte. Metterci sopra i piedi veniva quindi considerato un gesto di mancanza di rispetto nei confronti della squadra, dei compagni e dei tifosi.