Molto in voga nell’NBA, da qualche anno ritiro di una maglia è diventato anche nel calcio uno degli onori più alti che un club possa riservare a un giocatore o a una figura simbolica. Le maglie ritirate raccontano storie molto diverse tra loro: ci sono quelle legate a leggende assolute, quelle dedicate a bandiere di club dalla lunga militanza, quelle ritirate in seguito a tragedie e persino numeri simbolici assegnati idealmente ai tifosi.

 

Maglie ritirate per le grandi leggende del calcio

 

Alcuni numeri sono diventati immortali perché indissolubilmente legati a calciatori leggendari.

 

Il primo caso di maglia ritirata nel calcio italiano si ha nel 1997, con la numero 6 indossata da Franco Baresi al Milan. Il capitano rossonero che aveva vinto tutto in venti anni di militanza al Milan fu omaggiato con un gesto, che fino ad allora non si era mai visto, proprio il giorno del suo ritiro dal calcio.

 

Il caso più celebre però è probabilmente quello della maglia numero 10 del Napoli, ritirata nel 2000 in onore di Diego Armando Maradona. Anche se la maglia era stata indossata da altri calciatori (fra cui Gianfranco Zola), per tutti “El Diez” era sempre rimasto di Maradona, che ha giocato in azzurro dal 1984 al 1991, guidando il club ai primi, storici scudetti e creando un legame unico con la città.

 

Un altro esempio iconico è ancora legato al Milan, con il ritiro della Numero 3 appartenuta a Paolo Maldini. Maldini ha vestito il rossonero dal 1984 al 2009, vincendo tutto e diventando il simbolo della società. Il club ha deciso di ritirare ufficialmente il numero, con una sola eccezione: un eventuale futuro utilizzo da parte di un suo discendente. Per ora il figlio di Paolo, Daniel Maldini, gioca nell’Atalanta ma chissà che non riporti prima o poi a casa il numero 3.

 

Anche sulla sponda nerazurra di Milano due leggende hanno visto ritirare le loro maglie: all’ Inter la numero 3 di Giacinto Facchetti, protagonista dal 1960 al 1978, è stata ritirata nel 2006 dopo la sua scomparsa per omaggiare una figura centrale anche fuori dal campo. A questa si aggiunge la numero 4 di Javier Zanetti, indossata dal 1995 al 2014: quasi vent’anni di militanza, leadership costante e un legame profondissimo con club e tifosi hanno reso naturale la scelta di non assegnare più quel numero.

 

Tra le leggende c’è di sicuro il miglior marcatore azurro di sempre, “Rombo di tuono” Gigi Riva, la cui maglia numero 11 del Cagliari è stata ritirata dopo la sua scomparsa, in memoria dell’impresa fatta portando in Sardegna lo scudetto nel 1970.

 

A volte la grandezza di un giocatore giustifica il ritiro della maglia anche in squadre che non sono state le più significative della sua carriera, come nel caso di Roberto Baggio nel Brescia, che ha ritirato la maglia numero 10 indossata dal Divin Codino dal 2000 al 2004 lasciando un ricordo importate tra le rondinelle.

 

Guardando all’estero Ajax e West Ham hanno ritirato due maglie davvero iconiche del calcio mondiale dopo la scomparsa delle leggende che le hanno indossate: nessuno potrà indossare più la maglia 14 di Johan Cruyff tra i lancieri o quella numero 6 di Bobby Moore tra gli Hammers.

 

Lunga militanza e fedeltà al club: le vere bandiere

 

Accanto ai campioni globali, esistono giocatori che hanno meritato il ritiro della maglia per aver incarnato l’identità di un club per anni, spesso senza riflettori internazionali.

 

Esempio emblematico è Sergio Pellissier, simbolo del Chievo Verona. Pellissier ha vestito la maglia 31 gialloblù dal 2000 al 2019, diventando il miglior marcatore della storia del club e accompagnando lo dall’ascesa in Serie A fino agli ultimi anni nel massimo campionato. Dopo il suo ritiro, il Chievo ha deciso di ritirare la sua maglia, simbolo di sacrificio e attaccamento.

 

Romantica è la storia di fedeltà assoluta di Francesco Magnanelli, che ha legato il proprio nome al Sassuolo dal 2005 al 2022, vivendo tutte le tappe della crescita del club, dalla Serie C alla Serie A, sino al ritiro suo e della sua maglia numero 4.

 

In questa categoria rientrano anche casi come quelli della maglia numero 4 di Gianluca Mignani al Siena e di Roberto Breda alla Salernitana, ma anche di Alessandro Lucarelli, difensore con una lunghissima militanza nel Parma, che ha visto ritirare la sua maglia numero 6, mentre il Genoa ha riirato la numero 7 del centrocampista Marco Rossi, protagonista di stagioni importanti dal 2005 al 2013.

 

Maglie ritirate in seguito a tragedie e scomparse

 

Alcuni numeri vengono ritirati per motivi drammatici, quando un calciatore scompare improvvisamente. In questi casi il ritiro della maglia diventa un gesto di memoria e rispetto.

 

Il Nantes ha ritirato la maglia numero 9 di Emiliano Sala dopo la sua morte nel 2019 in un tragico incidente.

 

Il Manchester City ha fatto lo stesso con la numero 23 di Marc-Vivien Foé, scomparso nel 2003 durante una partita con la nazionale camerunense.

 

In Italia, l’Atalanta ha ritirato la maglia numero 14 di Federico Pisani, giovane attaccante morto in un incidente stradale nel 1997, mentre il Brescia ha reso omaggio a Vittorio Mero ritirando la sua numero 13.

 

Un caso particolarmente toccante è quello di Davide Astori: dopo la sua morte nel 2018, sia il Cagliari sia la Fiorentina hanno deciso di ritirare la maglia numero 13, rendendo omaggio a un capitano stimato per valori umani e professionali oltre che sportivi. Stessa motivazione anche alla base del ritiro della maglia numero 6 del Genoa indossata da Gianluca Signorini, scomparso dopo una lunga lotta contro la SLA.

 

Lo stesso è accaduto anche recentemente con il Liverpool, che ha deciso di ritirare la maglia numero 20 di Diogo Jota a tutti i livelli del club calcistico. 

 

Altre curiosità sulle maglie ritirate

 

C’è anche qualche caso di maglie ritirate con motivazioni eccentriche: per la numero 22 del Birmingham è bastata essere sulle spalle di Bellingham quando il giovane inglese ha battuto ogni record di velocità esordendo in Premier. Così come la numero 8 di Poborski è stata ritirata dal SK Dynamo České Budějovice dopo che il club ha visto l’esordio nelle giovanili e la chiusura di carriera dell’ala ceca, che in carriera ha indossato maglie più prestigiose.

 

Curiose anche le scelte di Lazio e Flamengo, che hanno rititato il numero 12 per dedicarlo simbolicamente ai tifosi, considerati il “dodicesimo uomo in campo”.

 

Qualsiasi sia la motivazione che porti a rititrare una maglia, l’effetto è sempre lo stesso: ribadire che il legame che c’è tra un atleta, il suo club e i suoi tifosi, può andare contro le regole del tempo, lasciando per sempre  un numero indissolubilmente legato allo stesso nome.