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Rumble in the Jungle, Ali contro Foreman: la storia dell’incontro del secolo
Tra i tanti sport che da sempre hanno accompagnato uomini e donne nel corso della storia, il pugilato (o boxe) ha senza dubbio un ruolo di rilievo. Basti pensare che la prima descrizione conosciuta del pugilato risale al 3° millennio avanti Cristo. Tanti gli incontri che nel corso degli anni hanno reso indimenticabile e unico il mondo della boxe: dal cosiddetto “massacro di San Valentino” (nome con cui viene definito il match che nel del 1951 mise la parola fine alla rivalità tra Jake LaMotta e Sugar Ray) oppure quando, nel giugno del 1997, Mike Tyson ha staccato un pezzo dell'orecchio di Evander Holyfield. Sebbene ogni incontro abbia avuto un ruolo cruciale nella crescita della boxe, niente è paragonabile a quello che, ancora oggi, viene da molti ricordato come l'incontro di pugilato più famoso della di sempre: la Rumble in the Jungle, la resa dei conti sportiva tra Muhammad Ali e George Foreman.
Rumble in the Jungle: il peso politico dell'incontro
30 ottobre 1974, a Kinshasa, capitale dello Zaire, Muhammad Ali e George Foreman si ritrovano faccia a faccia per contendersi il titolo di campione dei pesi massimi. Ma per capire al meglio la portata, non solo sportiva, dell'evento, occorre avanzare per gradi. Per prima cosa: perché venne scelta Kinshsa per fare da cornice all'evento? Due secoli prima, nello Zaire, la tratta degli schiavi era piuttosto attiva, e molti afroamericani discendono da schiavi deportati da quel Paese. Così, l'incontro di pugilato si trasformò ben presto in una vera e propria questione politica e anitrazziale.
Foreman contro Ali: stili a confronto e differenze di una rivalità storica
Convincere i due atleti a salire sul palco fu cosa tutt'altro che scontata. Per convincere Foreman e Ali a salire sul ring, Don King (figura diventata poi di spicco nel mondo del pugilato) promise che il vincitore avrebbe ottenuto un premio in denaro di 5 milioni di dollari. King, tuttavia, non disponeva di quella cifra e fu costretto a trovare una soluzione per finanziare l’evento. Ci riuscì grazie alla mediazione di Fred Weymar, consigliere del presidente autoritario dello Zaire Mobutu Sese Seko. Al momento dell'incontro, i due atleti stanno attraversando momenti ben diversi della propria carriera. Oltre la differenza anagrafica (25 anni Foreman contro i 32 di Ali), Foreman era in piena ascesa, arriva all'incontro con una striscia positiva di 40 vittorie consecutive ed era da tutti ritenuto il pugile più dominante in attività.
Dal canto suo il mondo già aveva innalzato nella leggenda Muhammad Ali, considerato già come lo sportivo più influente del mondo. Due sportivi destinati all'eternità, tanto simili per l'attitudine alla vittoria, quanto opposti nello stile di calcare il ring. Da un lato Foreman (campione del mondo in carica al momento dell'incontro) mai emerso per la sua tecnica o l’eleganza nei movimenti. Il suo stile di combattimento era riconducibile a quello di un “picchiatore”, come vengono chiamati in gergo gli atleti che tendono a imporsi soprattutto grazie alla forza fisica. Dall'altro Muhammad Ali, rivoluzionario della boxe che già negli anni Sessanta era riuscito a cambiare il pugilato da tutti i punti di vista, rendendo popolare uno stile di combattimento fondato su una tecnica unica, un gioco di gambe ineguagliabile e una strategia più attendista, basata sul concetto che evitare i colpi e far stancare l’avversario fosse più vantaggioso che partire all’attacco sin da subito.
Rumble in the Jungle: il capolavoro tattico di Muhammad Ali
Foreman era dunque il grande favorito, ma a fine match fu il genio tattico di Muhammad Ali ad avere la meglio. La Rumble in the Jungle è infatti passata alla storia anche per la tattica utilizzata dal classe '42 durante l'incontro: la "rope a dope". Tattica che consisteva nel ritirarsi sulle corde e invitare Foreman a colpirlo. Sembra inoltre che sia stata concepita sul momento, con il piano iniziale di Ali basato sulla sua solita danza sul ring volta a far stancare l'avversario. Decisiva, nella scelta tattica di Ali, l'alta temperatura percepita all'interno del ring che lo portò a optare per una strategia più conservatrice, che gli permettesse di conservare energie. E così, durante l'8ª ripresa, Ali sfoderò una serie di colpi precisi e decisivi che mandarono ko Foreman, che abdica e cede la corona dei pesi massimi a quello che è considerato ancora oggi il più grande pugile di sempre.