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La leggenda di Abebe Bikila: l'oro olimpico "scalzo" nella maratona di Roma 1960
Fin dal momento della loro nascita, le Olimpiadi sono sempre state un momento di aggregazione tra i popoli del mondo intero, con ogni sportivo alla costante ricerca della gloria eterna. Tra le tante discipline che costituiscono i Giochi olimpici, la maratona è senza dubbio tra quelle più cariche di pathos. Tante le storie legate alla maratona (come la vittoria dell'italiano Stefano Baldini ad Atene 2004), ma quella di Abebe Bikila è di diritto tra le più emozionanti e uniche della storia olimpica.
La leggenda di Abebe Bikila: una maratona unica
Roma, sabato 10 settembre 1960: l'Italia è in festa per la splendida organizzazione della XVII edizione dei Giochi olimpici come simbolo di un Paese in evoluzione e finalmente in grado di scrollarsi da dosso, almeno in parte, i detriti della Seconda guerra mondiale ed essere riammessa, proprio grazie ai Giochi, al tavolo buono delle Nazioni. E la maratona delle Olimpiadi di Roma fu unica per un motivo ben preciso: per la prima volta i 42,195 km furono corsi in notturna. Tanti gli atleti ai nastri di partenza, con due favoriti su tutti: il sovietico Sergej Popov, detentore del record del Mondo, e il marocchino Rhadi Ben Abdesselem.
Nessuno presta attenzione all'atleta con il pettorale numero 11, un atleta etiope: Abebe Bikila, ventottenne minuto, avvicinatosi alla corsa appena 4 anni prima. Bikila si era guadagnato il pass per le Olimpiadi dominando in lungo e in largo i campionati militari del 1956. Ma se Popov e Abdesselem avevano gli occhi addosso in quanto favoriti, Bikila attirò l'attenzione per una scelta in particolare: quella di correre gli oltre 42 km completamente scalzo. Il perché? Sembra che le scarpe fornitegli gli provocavano vesciche e dolori durante la gara.
Abebe Bikila: il peso politico della Stele di Axum nella maratona del 1960
Con la grandezza di Roma a fare da cornice, si decise di organizzare un percorso suggestivo, in grado di mostrare tutte le magnificenze della Capitale. Un percorso, tuttavia, anomalo, che non prevedeva nemmeno un centimetro all’interno di uno stadio e che toccava luoghi di interesse storico: Campidoglio, Piazza Venezia, Via dei Fori Imperiali, Colosseo, Terme di Caracalla e Via Appia Antica fino a terminare sotto l’Arco di Costantino (che già secoli prima era adibito alla celebrazioni di successi). Una corsa che non prevedeva esclusivamente passaggi antichi, alcuni decisamente più moderni per i tempi: Via Cristoforo Colombo, l’EUR e un tratto del Grande Raccordo Anulare. Ma nella fatica, era probabilmente un monumento in particolare a suscitare in Bikila le emozioni più forti: la Stele di Axum. Quel monumento in particolare monumento veniva infatti dal suo Paese, l’Etiopia, da cui l’Italia lo aveva prelevato nel 1937, in una delle pagine più discutibili del nostro Paese. Dal 2005 è tornato in Etiopia.
La maratona leggendaria di Abebe Bikila a Roma 1960
Alle 17:33 del 10 settembre 1960 parte la maratona: Bikila si pone in fondo al gruppo, decidendo di risale pian piano la china e fin da subito si mette in scia del marocchino Abdesselem volando scalzo sui sampietrini. La corsa dell'etiope è straordinariamente fluida e leggera, in grado di scalare posizioni fino a mettersi al comando. E i suoi piedi nudi ne fanno un eroe unico, consegnandolo immediatamente alla leggenda. La notte romana si colora della sua maglietta rossa. Bikila taglia il traguardo sotto l'Arco di Costantino con 25 secondi di vantaggio sul secondo, andando a stabilire il nuovo record mondiale della specialità con il tempo di 2h 15'16". Bikila replicherà l'oro olimpico anche a Tokyo '64 (anche se in quella occasione indossa le scarpe) consolidando ancor di più il suo posto nell'Olimpo e abbassando il precedente record mondiale di ben 3 minuti (2h 12'11").
Abebe Bikila: un destino beffardo non ferma la sua corsa
Due anni dopo i giochi di Messico '68, Bikila rimane vittima di un incidente stradale che lo costringerà sulla sedia a rotelle. Un incidente che tuttavia non placa la sua fame di sport: arriva infatti a partecipare ai Giochi paralimpici di Heidelberg nel 1972 nel tiro con l’arco. Quella è stata la sua ultima partecipazione alle Olimpiadi. Abebe Bikila morirà l’anno dopo, il 25 ottobre 1973, ma la leggenda del "maratoneta scalzo" continuerà a vivere in eterno.