Hajime Moriyasu raramente alza la voce. In panchina appare quasi sempre serafico, con lo sguardo fisso sulla partita e poche reazioni che tradiscano le emozioni. Eppure basta osservare il suo volto durante l'inno giapponese per capire quanto sia coinvolto in quello che sta vivendo. Quella panchina è il suo mondo, il luogo da cui stanno prendendo forma le idee che negli ultimi anni hanno accompagnato la crescita del Giappone e contribuito a renderlo una delle nazionali più interessanti del panorama internazionale.

 

Ai Mondiali 2026 il commissario tecnico giapponese è tornato al centro dell'attenzione. Da una parte per le sue scelte tattiche e per il calcio moderno proposto dalla sua squadra, dall'altra per una serie di meme che hanno conquistato il web. Tra questi c'è quello che lo accosta a Ryuk, il celebre personaggio di Death Note, diventato rapidamente virale tra appassionati di calcio e cultura pop.

 

Ma chi è davvero Hajime Moriyasu? Cerchiamo di capirlo, attraverso il suo percorso in panchina e tramite quei motivi che, tra risultati sul campo e fenomeni social, lo hanno trasformato in uno dei protagonisti più discussi di questo Mondiale.

 

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Chi è Moriyasu: l'allenatore del Giappone che vuole cambiare i Samurai Blu

 

Il Giappone non è la principale candidata alla vittoria del Mondiale 2026. Allo stesso tempo, però, è difficile inserirlo tra le outsider destinate a recitare un ruolo marginale. Anzi, l'etichetta di underdog inizia quasi a stargli stretta. È vero, nella sua storia non ha mai superato gli ottavi di finale, ma ormai da diverse edizioni i Samurai Blu riescono a mettere in difficoltà le grandi del calcio mondiale e a ritagliarsi uno spazio sempre più importante sulla scena internazionale.

 

Gran parte di questa crescita coincide con l'arrivo di Hajime Moriyasu sulla panchina della nazionale. Dal 2018 il Giappone propone un calcio riconoscibile, moderno e spesso imprevedibile. Una squadra compatta, capace di difendere con ordine e intensità, ma anche di colpire con giocatori rapidi, tecnici e abituati a muoversi con grande dinamismo negli spazi.

 

Moriyasu è il volto di questo progetto, che ha messo al centro i giovani. Ai Mondiali 2026 si è presentato senza due elementi fondamentali come Wataru Endo e Kaoru Mitoma, entrambi costretti a saltare il torneo per infortunio. Nonostante queste assenze pesanti, il Giappone ha mostrato fin da subito la propria identità, conquistando un prezioso pareggio contro l'Olanda all'esordio e confermando una solidità che va oltre i singoli interpreti.

 

Negli ultimi anni il numero di calciatori giapponesi approdati nei principali campionati europei è cresciuto in modo costante. Questa esperienza internazionale ha accelerato la maturazione di un movimento che da tempo segue una direzione precisa. Moriyasu ha avuto il merito di trasformare questo patrimonio tecnico in una squadra coesa, preparata e consapevole delle proprie qualità.

 

Con lui il Giappone ha smesso di essere soltanto una nazionale simpatica da vedere. Oggi è una squadra competitiva, organizzata e difficile da piegare mentalmente. Anche quando soffre, continua a restare dentro la partita. Per certi versi, il suo spirito ricorda quello raccontato in Blue Lock, il manga calcistico che ha conquistato milioni di lettori negli ultimi anni. Un'opera che mette al centro la ricerca dell'attaccante perfetto, egoista, spietato e disposto a tutto pur di vincere. Una mentalità che, in forme diverse, sembra aver trovato spazio anche nel calcio giapponese contemporaneo.

 

Moriyasu e le lavagne tattiche: il Giappone non è più solo una underdog

 

La solidità di questo progetto si misura soprattutto nei risultati. Il Giappone è arrivato al Mondiale da nove mesi senza sconfitte, un periodo nel quale ha raccolto successi prestigiosi contro nazionali di alto livello come Scozia e Inghilterra. Una squadra che concede poco, trova il gol con tanti interpreti diversi e che, soprattutto, non sembra più soffrire il confronto con le selezioni europee come accadeva in passato.

 

I numeri raccontano bene questa crescita. Contro le nazionali europee il Giappone è reduce da una striscia di otto vittorie e due pareggi, a cui si aggiungono i successi che hanno fatto il giro del mondo ai Mondiali 2022 contro Spagna e Germania. Proprio il calcio tedesco è sempre stato una delle principali fonti di ispirazione per l'evoluzione tattica dei Samurai Blu.

 

La squadra di Moriyasu ama recuperare rapidamente il pallone dopo averlo perso, verticalizzare appena si apre uno spazio e sfruttare gli esterni per creare superiorità numerica negli uno contro uno. Giocatori come Takefusa Kubo e Keito Nakamura incarnano perfettamente questa filosofia: ricevono larghi, puntano l'avversario e cercano costantemente di creare situazioni pericolose.

 

Dietro questa identità offensiva, però, c'è anche una grande attenzione all'analisi delle partite. Il Giappone sa quando accelerare e quando abbassare i ritmi, quando pressare alto e quando difendere con maggiore prudenza. Moriyasu prepara piani gara molto dettagliati e non ha paura di modificare l'assetto tattico durante la partita se la situazione lo richiede.

 

In questo Mondiale sono diventate celebri anche le sue lavagnette, finite rapidamente sui social e trasformate in meme dagli appassionati. Durante la sfida contro l'Olanda, il commissario tecnico ha comunicato alcuni cambiamenti tattici mostrando ai suoi giocatori grandi numeri scritti su una lavagnetta, un modo immediato per indicare il nuovo sistema di gioco e la disposizione da adottare in campo. Moriyasu parla poco, non ama gli eccessi e raramente cerca i riflettori. Le sue idee, invece, riescono quasi sempre a farsi notare.

 

I meme su Moriyasu: il Death Note anche ai Mondiali 2026

 

La calma di Moriyasu, però, non ha conquistato soltanto gli appassionati di tattica. Anche in questo Mondiale il tecnico giapponese è diventato protagonista sui social, esattamente come era già accaduto nel 2022. E il motivo è sempre lo stesso: la sua apparente impassibilità di fronte a qualsiasi evento. La sua "aura", come si dice oggi. 

 

Contro l'Olanda il copione è stato perfetto per alimentare la fantasia del web. Gli Oranje passano in vantaggio, poi vengono raggiunti. Si riportano avanti e il Giappone trova ancora una volta il modo di pareggiare. Nel mezzo di tutto questo, mentre la partita cambia continuamente volto, Moriyasu non sembra scomporsi. Nessun grido, nessun gesto plateale, nessuna reazione sopra le righe. Dopo il gol subito prende semplicemente il suo taccuino e annota qualcosa.

 

Pochi minuti più tardi arriva il pareggio giapponese. Prima con Nakamura, poi con Kamada, che devia in rete un tiro che sembrava comunque destinato a finire nello specchio. Ed è proprio in quel momento che internet fa il resto.

 

L'immagine di Moriyasu che scrive sul suo blocco note ha ricordato a molti Death Note, uno dei manga più celebri di sempre. Nella storia, lo shinigami Ryuk lascia il suo quaderno a un ragazzo di nome Light Yagami, dandogli il potere di decidere (negativamente) il destino di chiunque abbia il proprio nome scritto tra quelle pagine. Sui social qualcuno ha immaginato una versione alternativa della storia: Ryuk che consegna il Death Note a Moriyasu durante una partita del Mondiale. Il tecnico annota qualcosa, richiude il taccuino e poco dopo il Giappone trova il gol.

 

 

È un meme, naturalmente, ma racconta bene la percezione che si è creata attorno all'allenatore giapponese. Da una parte c'è la figura del tecnico studioso, metodico e sempre pronto a intervenire sulla partita. Dall'altra c'è l'idea quasi ironica che ogni sua annotazione possa cambiare il corso degli eventi.

 

In fondo il Giappone ha da tempo un obiettivo dichiarato: vincere la Coppa del Mondo entro il 2050. Un progetto ambizioso che coinvolge federazione, settore giovanile, club e nazionale maggiore. La strada è ancora lunga e pensare a un trionfo già nel 2026 può sembrare prematuro. Eppure, osservando la crescita dei Samurai Blu, le idee di Moriyasu e la maturità raggiunta da questo movimento, una cosa appare sempre più evidente: quando il Giappone scende in campo, la parola "impossibile" non sembra più adatta a descriverlo.

 

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