Fino a poco tempo fa sembrava tutto naturale. Tornei giocati da protagonista, finali raggiunte con continuità, titoli che arrivavano quasi come una conseguenza logica del livello espresso in campo. Jannik Sinner ci aveva abituato così bene che oggi fa quasi effetto scriverlo: a inizio 2026 la sua bacheca è ancora vuota.

 

È diventata una notizia il fatto che non abbia ancora raggiunto una finale. Non una crisi conclamata, non un crollo, ma un avvio di stagione meno brillante rispetto agli standard altissimi che lui stesso ha fissato. Ed è proprio questo il punto. Quando alzi l’asticella così tanto, ogni passo normale sembra un rallentamento. Cerchiamo allora di capire cosa sta succedendo e perché questo momento racconta, prima di tutto, che anche Jannik è umano.

 

Sinner e l'inizio di 2026 negativo: cos'è successo?

 

Se andiamo a vedere i risultati, il quadro è meno drammatico di quanto possa sembrare. A Doha è arrivata l’eliminazione ai quarti contro Mensik, dopo le vittorie su Macháč e Popyrin. Non un crollo, ma uno stop che ha pesato perché negli ultimi anni eravamo abituati a vederlo andare sempre fino in fondo. Agli Australian Open, a gennaio, ha centrato una semifinale di altissimo livello, persa al quinto set contro Novak Djokovic, 6-3 3-6 6-4 4-6 6-4. Non contro uno qualunque, ma contro uno dei più grandi di sempre, al termine di una battaglia vera.

 

In Australia c’è stato anche qualche segnale fisico da monitorare, come i crampi accusati al terzo turno contro Spizzirri, complice il caldo estremo. Sinner però ha chiuso il match e ha recuperato in fretta, segno di una condizione che resta solida. Nel ranking è ancora numero due del mondo, anche se il distacco da Carlos Alcaraz si è allargato dopo la mancata finale a Doha. Più che un problema tecnico o strutturale, sembra un momento di assestamento. Non stiamo parlando di uscite ai primi turni o di sconfitte pesanti, ma di un livello semplicemente umano. E quando per mesi hai giocato un tennis che sembrava oltre la media, quasi oltre i limiti, basta un piccolo passo indietro per far rumore.

 

Cosa succede a Sinner: cosa aspettarsi dal suo futuro adesso

 

Cosa aspettarsi adesso da Sinner? Probabilmente un passaggio necessario. Ritrovare ritmo, sensazioni, qualche automatismo che nelle prime settimane dell’anno è sembrato meno fluido. Può essere solo una questione di condizione, ma non è da escludere anche un’evoluzione del gioco, la ricerca di soluzioni nuove, qualche variazione in più per aggiungere alternative nei momenti chiave. I grandi giocatori crescono anche così.

 

Dopo la parentesi in Qatar, il calendario lo porta negli Stati Uniti per il Sunshine Double. Indian Wells sarà il banco di prova più atteso. È l’unico grande torneo sul cemento che non ha mai vinto, una piccola maledizione personale che potrebbe trasformarsi nell’occasione perfetta per cambiare il racconto di questo inizio 2026, fin qui leggermente meno brillante rispetto al 2024 e al 2025.

 

Poi arriverà la terra rossa, dove lo scorso anno aveva già mostrato una crescita evidente dopo il rientro dalla sospensione per clostebol. La finale a Roma e quella al Roland Garros, entrambe perse di misura contro Alcaraz, hanno acceso una rivalità che oggi è il centro del tennis mondiale. E subito dopo è arrivato Wimbledon, con quel trionfo storico che lo ha reso il primo italiano a vincere sull’erba londinese. La stagione è lunga, meglio che gli aggiustamenti arrivino ora. Sinner ha ancora tanto da dare e l’idea del Career Grand Slam non è più un sogno lontano, è un obiettivo concreto che può cambiare la prospettiva di tutto.