È stato un silenzio assordante quello delle centinaia di persone presenti fuori la Chiesa di Sant'Ambrogio a Milano, che hanno accompagnato l'arrivo del feretro di Franco Baresi. Il saluto allo storico capitano del Milan è stato degno della leggenda che è stata. Tante le personalità accorse a Milano per dire addio all'ex numero 6 rossonero: da chi ha scritto con lui pagine indelebili della storia del Diavolo, fino a storici avversari che sul campo hanno contesto, spesso invano, a Baresi i più prestigiosi dei trofei.

 

Tra quelli che, al momento del proprio arrivo, non sono passati inosservati, c'è anche l'ex portiere del Milan, campione d'Europa nel 2003 e nel 2007, Nélson de Jesus Silva, al secolo: Dida. Le immagini del brasiliano classe '73 sono diventate subito virali, in quanto non è passato inosservato il mignolo della sua mano destra, visibilmente deformato e in posizione non naturale. 

 

Dida: cosa è il mallet finger

 

Quello mostrato senza vergogna da Dida viene chiamato "mallet finger", ovvero "dito a martello" per la sua conformazione poco canonica e usuale. Dal punto di vista clinico, il mallet finger è una lesione del tendine estensore che impedisce di raddrizzare l'ultima articolazione di un dito della mano. La punta del dito appare piegata verso il basso perché il tendine si è rotto o staccato dall'osso, spesso a causa di un urto violento. 

 

Perché il dito di Dida è così?

 

Ma cosa è successo esattamente al mignolo della mano destra di Dida? Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, le condizioni del dito dell'ex portiere del Milan, non sono da ricondurre a un momento specifico o a un determinato infortunio. Il mallet finger di Dida è infatti il prodotto di una carriera intera vissuta tra i pali provando a sventare tiri violenti, deviazioni, resistendo a urti come cadute e impatti ripetuti con avversari. Fa parte dei rischi del mestiere per un portiere che con le mani, appunto, ci lavora ed ecco perché sono la parte del corpo che paga il conto più salato di tutte.

 

Dida: il mallet finger e il rischio del mestiere del portiere

 

Inutile dire, per quanto sottolineato, che Dida non è l'unico ex portiere che deve fare i conti con il mallet finger. Le mani dei portieri, autentici attrezzi del mestiere per chi è chiamato a difendere i pali durante una partita, sono infatti sottoposte in maniera costante a sollecitazioni che gli altri calciatori non affrontano o, in caso dovessero provarle, sarebbero in parti del corpo ben più resistenti. Basti pensare che un tiro potente può arrivare a superare tranquillamente i 100 km/h e, spesso, la deviazione effettuata con un dito può risultare determinante per salvare il risultato.

 

E la somma di tutti questi piccoli, apparentemente innocui, incidenti determina deformazioni. Le lesioni più frequenti che subiscono i portieri riguardano spesso: delle lussazioni delle articolazioni tra le falngi, in particolar modo quella centrale del dito. Ma ancora: le fratture delle falangi, lesioni dei legamenti, dovute a torsioni e iperestensioni; e, appunto, il mallet finger

 

Non solo Dida: gli altri celebri casi di mallet finger

 

Oltre a Dida, sono molti i portieri che hanno fatto i conti con le conseguenze di traumi e colpi reiterati negli anni. Uno dei più noti è Manga, che aveva le mani "rotte" dalle pallonate. Il suo vero nome era Haílton Corrêa de Arruda, ex numero uno del Botafogo e mancato l'anno scorso a 85 anni: un'autentica leggenda del football brasiliano. In carriera ha accumulato fratture e lussazioni alle dita di continuo, le sue mani furono il manifesto di quei colpi. C'è poi Rob Green e il suo mignolo lussato per sempre. L'ex numero uno del Chelsea, dopo oltre vent'anni di carriera, ha infatti il mignolo destro piegato in modo evidente a causa di fratture e lussazioni ripetute.