La Norvegia è stata la nazionale che ha contribuito al dramma sportivo dell'Italia, visto che Haaland e compagni hanno sconfitto gli azzurri sia all'andata che al ritorno nel girone di qualificazione ai Mondiali. Nella manifestazione iridata, la forza del gruppo guidato da Solbakken si è confermata. La Norvegia non è mai stata così temibile, e non solo a causa di Haaland. C'è un'altra cosa che ha contraddistinto le partite ed è una coreografia diventata virale in questa prima parte dei Mondiali: la "Viking Row". Scopriamo insieme cos'è, da dove nasce e perché sta letteralmente facendo il giro del mondo. 

 

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Viking Row: cos'è e com'è nata?

 

La Viking Row è la coreografia dei tifosi della Norvegia diventata un simbolo ai Mondiali in corso. Si tratta di una remata collettiva, con cori ritmati e migliaia di tifosi che vestono i panni dell'equipaggio di una nave vichinga, la "drakkar", leggendaria imbarcazione da guerra. 

 

In campo, dopo le partite, tifosi e giocatori si ritrovano simbolicamente uniti per remare tutti insieme. I primi sulle tribune, i giocatori seduti di fronte a loro sul terreno di gioco, con un tamburo (affidato al capitano, Ødegaard) a tenere il ritmo delle remate. Un crescendo progressivo e sempre più coinvolgente, accompagnato dall'urlo "Row", fino all'applauso finale. 

 

La nascita viene attribuita a Ole Frøystad, grande tifoso della nazionale norvegese, che ha preso ispirazione dalla tradizione dei grandi rematori del suo paese, facendola rapidamente diventare virale. "È un urlo che riporta all'unità e alla calma nei momenti difficili", ha spiegato Frøystad qualche tempo fa, "si tratta di remare per la squadra, per far sì che i compagni si sentano a proprio agio in campo". 

 

Viking Row, ma non solo: prima c'è stato il "Geyser Sound"

 

Non è la prima volta, comunque, che le nazionali del nord Europa diventano celebri per esultanze e festeggiamenti diventati virali. Indimenticabile, infatti, il "Geyser Sound" che ha accompagnato l'Islanda agli Europei del 2016 e ai Mondiali del 2018 (coreografia conosciuta anche come "Thunder Clap"). In quel caso, il ritmo era dettato dal battito delle mani, sempre più veloce e accompagnato dal suono "Huh", il rumore del tipico fenomeno naturale islandese. 

 

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