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GTA 6 e la sua lunga storia: perché il gioco ha tardato tanto?

Sono passati tredici anni da quando Grand Theft Auto V ha ridefinito l’industria videoludica nel 2013. Con l’uscita di GTA 6 finalmente fissata per il 19 novembre 2026, un’intera generazione di giocatori si pone la stessa, inevitabile domanda: perché ci è voluto così tanto tempo per tornare a Vice City?

Rockstar Games non si è semplicemente goduta il successo planetario del capitolo precedente. Dietro le quinte, il nuovo capitolo della saga ha attraversato un vero e proprio ottovolante di ambizioni fuori scala, ostacoli globali e rivoluzioni tecnologiche.

Ecco i motivi principali per cui questa attesa è durata più di un decennio.

  1. L’ombra gigantesca di Red Dead Redemption 2

Molti pensano che lo sviluppo di GTA 6 sia iniziato il giorno dopo l’uscita del quinto capitolo, ma non è così. Anche se i primi viaggi di ricerca a Miami da parte degli sviluppatori risalgono al 2015, Rockstar aveva un’altra bestia colossale da domare: Red Dead Redemption 2. Il western del 2018 è diventato un progetto talmente vasto e complesso da assorbire quasi tutte le energie dello studio. La produzione a pieno regime di GTA 6 è iniziata solo nel 2019, quando il capitolo di Arthur Morgan era ormai sugli scaffali.

  1. Da “Project Americas” a Leonida

Inizialmente, le ambizioni per il nuovo gioco erano semplicemente folli. Il nome in codice interno del progetto era Project Americas perché Rockstar voleva includere enormi porzioni sia del Nord che del Sud America. Successivamente, per gestire i tempi e mitigare la tossica cultura del “crunch” (il lavoro straordinario estremo), i vertici hanno deciso di ridimensionare la mappa, concentrandosi esclusivamente sullo stato di Leonida e su Vice City.

  1. Un’ossessione senza precedenti per l’Intelligenza Artificiale

I dettagli maniacali richiedono tempo. Rockstar voleva che la dinamica di coppia tra i due protagonisti, Jason e Lucia, fosse un’innovazione assoluta. Farli interagire in modo naturale, permettendo loro di mandarsi messaggi e frequentarsi dinamicamente anche al di fuori delle missioni principali, ha richiesto anni di ricerca dedicata sull’Intelligenza Artificiale. Inoltre, l’azienda ha dovuto aprire un nuovo studio a Los Angeles dedicato esclusivamente alla programmazione degli NPC (i personaggi non giocanti).

In GTA 6, la folla non si limiterà a passeggiare: reagirà attivamente e darà vita a eventi non programmati.

  1. Cambiamenti interni e imprevisti globali

Come per molte altre produzioni, la pandemia di COVID-19 ha causato ritardi significativi, allungando i tempi di uno o due anni. Inoltre, lo studio ha subito profondi scossoni manageriali: l’addio di Dan Houser, co-fondatore e mente narrativa del franchise, ha costretto a dividere la leadership creativa tra tre diversi direttori. A questo si aggiunge un’espansione aziendale enorme, passando da circa 2.400 dipendenti nel 2018 a oltre 4.700 nel 2026.

  1. Il fattore GTA Online

Infine, c’è l’elefante nella stanza. GTA Online ha continuato a generare centinaia di milioni di dollari anno dopo anno. Questo flusso di cassa inesauribile ha fornito a Rockstar un lusso raro nel mondo del business: il tempo. Non c’era alcuna fretta di forzare i tempi di sviluppo, quando il gioco precedente continuava a dominare il mercato.

La buona notizia, per chi guarda già oltre il 2026, è che Rockstar ritiene che i nuovi strumenti e il motore grafico creati da zero per GTA 6 permetteranno in futuro di sviluppare giochi molto più rapidamente. Forse, per una volta, l’attesa per il prossimo capolavoro sarà un po’ più breve.

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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