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MBL The Show 26: cosa ne pensiamo?

Il mondo delle simulazioni sportive vive da anni un paradosso: da un lato, la ricerca della perfezione fisica e regolamentare; dall’altro, la pigrizia di un mercato che spesso si accontenta di piccoli ritocchi estetici venduti a prezzo pieno. MLB The Show 26 non sfugge a questa dinamica. Il titolo di San Diego Studio rientra sul diamante con la solita eleganza, ma la sensazione generale è quella di un atleta che si aggiusta il cappellino senza aver cambiato minimamente la divisa rispetto alla stagione precedente. In questo articolo analizziamo nel dettaglio MLB The Show 26: cosa ne pensiamo?

Il gioco continua a essere una delle simulazioni più solide sul mercato. Se amate il baseball, il feeling sul campo è semplicemente impareggiabile. I sistemi di battuta, lancio e difesa sono stratificati e restituiscono una complessità appagante, rendendo ogni strikeout decisivo o ogni fuoricampo nell’extra inning un momento di puro godimento videoludico.

Accessibilità e Gameplay: un diamante per tutti

Uno dei punti di forza di questa edizione è l’incredibile lavoro fatto sull’accessibilità. Il gioco accompagna i neofiti passo dopo passo, permettendo di scegliere tra sistemi di controllo complessi come il pin-point pitching (una manna per i puristi) e metodi più semplificati basati sulla pressione dei pulsanti. Questa personalizzazione permette a chiunque di godersi la sfida, indipendentemente dalla conoscenza pregressa delle regole della MLB.

Tuttavia, scavando sotto la superficie, le novità latitano. Il nuovo sistema di pitching, che premia la precisione costante nei momenti cruciali, è l’unica modifica che si percepisce realmente durante l’azione. Altre introduzioni minori, come i tweak visivi o la semplificazione di alcune fasi di battuta, sembrano quasi appiattire quella profondità che da sempre caratterizza la serie.

Le modalità di gioco: luci e ombre tra le basi

Sul fronte dei contenuti, l’offerta è vasta ma non sempre brillante:

  • Road to the Show: la carriera è più fluida e veloce, grazie anche all’introduzione del percorso collegiale, ma soffre ancora per la mancanza di una vera componente narrativa.
  • Franchise: introduce l’ottimo Trade Hub per una gestione degli scambi più profonda, ma perde per strada la modalità March to October, risultando a tratti più sterile.
  • Diamond Dynasty: ricca di attività ma piagata da un pesante sistema di “grinding”. Inoltre, l’integrazione del World Baseball Classic è limitata a una mini-season e affetta da un bug imbarazzante che esaurisce l’energia dei lanciatori dopo una sola partita, un problema ancora non risolto dagli sviluppatori.
  • Storylines: si conferma la perla del pacchetto, offrendo racconti emozionanti sulle Negro Leagues, sebbene le fasi giocate restino molto basilari.

In conclusione, MLB The Show 26 è un eccellente gioco di baseball che però fatica a giustificare l’acquisto per chi possiede già l’edizione precedente. Se mancate dal diamante da qualche anno, troverete il prodotto più rifinito di sempre; se invece siete frequentatori abituali, vi ritroverete tra le mani un “aggiornamento rose” decisamente costoso. San Diego Studio è al suo secondo strike: al prossimo, il rischio di un clamoroso out sarà inevitabile.

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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