olimpiadi 2024

Identità visiva delle Olimpiadi: il significato dei cinque cerchi olimpici

Pochi simboli al mondo possiedono la forza comunicativa e l’immediatezza dei cinque anelli intrecciati che svettano sulla bandiera bianca dei Giochi. In un’epoca segnata da divisioni, l’Identità visiva delle Olimpiadi: il significato dei cinque cerchi olimpici continua a trasmettere un messaggio di speranza e fratellanza che risuona oggi più che mai, mentre ci troviamo nel pieno dell’atmosfera di Milano Cortina 2026.

Creato dalla mente visionaria di Pierre de Coubertin nel 1913, questo logo non è solo un esercizio di design, ma un manifesto politico e pedagogico volto a unire il mondo attraverso lo sport.

Il simbolismo dei colori e l’unione dei continenti

Il cuore del simbolo risiede nel suo intreccio. I cinque cerchi rappresentano i cinque continenti abitati (Europa, Americhe, Asia, Oceania e Africa) e la loro interconnessione simboleggia l’incontro e la collaborazione tra i popoli. Sebbene in passato esistesse una specifica associazione tra colori e terre (come il nero per l’Africa o il verde per l’Europa), il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha ritirato tale interpretazione ufficiale nel 1951.

Il vero significato dei colori, blu, nero, rosso, giallo e verde, insieme al bianco dello sfondo, è molto più inclusivo: questi sei toni, combinati tra loro, sono presenti in tutte le bandiere del mondo. L’idea di Coubertin era che ogni atleta, di qualsiasi nazionalità, potesse ritrovare i colori della propria patria nel vessillo olimpico, rendendo i Giochi un evento autenticamente universale.

Dalla visione di Coubertin ad Anversa 1920

Nonostante la presentazione ufficiale al Congresso Olimpico di Parigi nel 1914, il destino del logo fu segnato dai tragici eventi della storia. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale impedì lo svolgimento dei Giochi del 1916, posticipando il debutto della bandiera al 1920, durante le Olimpiadi di Anversa, in Belgio. Da quel momento, i cerchi sono diventati il fulcro di ogni celebrazione: dalle medaglie (uso consolidato dal 1924) ai manifesti, fino ai moderni palcoscenici digitali.

Un dettaglio affascinante riguarda l’evoluzione del design: nel 2010, il CIO ha deciso di tornare alla versione originale “perfettamente intrecciata”, rispettando fedelmente il progetto grafico di Coubertin. Curioso è anche l’aneddoto della bandiera originale di Anversa: rubata da un atleta americano, è rimasta nascosta per decenni prima di essere restituita durante i Giochi di Sydney 2000, chiudendo un cerchio durato ottant’anni.

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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