Avengers Doomsday: la sceneggiatura non era completa a inizio riprese

Manca sempre meno al ritorno in grande stile dei Vendicatori sul grande schermo, ma una recente notizia sul dietro le quinte ha fatto tremare i polsi a più di un fan. Avengers: Doomsday, la mastodontica pellicola che promette di stravolgere l’Universo Cinematografico Marvel (e che vedrà il clamoroso ritorno di Robert Downey Jr. nei panni del Dottor Destino), ha iniziato le riprese con un dettaglio non da poco fuori posto: la sceneggiatura non era ancora completa.

Sì, avete letto bene. Ma cerchiamo di capire cosa sta succedendo.

Il copione come “organismo vivente”

A confermare quelle che fino a poco tempo fa erano solo voci di corridoio è stato lo stesso Joe Russo in una recente intervista. Invece di nascondersi dietro un dito, il co-regista ha difeso a spada tratta questa scelta produttiva atipica, spiegando che lui e il fratello Anthony considerano la sceneggiatura come un vero e proprio “organismo vivente”.

Lavorare con un copione non blindato, per i Russo, non è sintomo di caos, ma un punto di forza. I registi hanno spiegato che la vera magia nasce proprio sul set, permettendo agli attori di far respirare i personaggi e plasmarli in tempo reale.

Caos o genialità?

Ma cosa significa, all’atto pratico, girare con una “sceneggiatura incompleta”? Non pensate che i fratelli Russo si siano presentati sul set senza sapere come far finire il film. I grandi ritmi narrativi, gli snodi di trama e le sequenze d’azione principali erano ovviamente già stabiliti a monte.

La mancanza di un copione “chiuso” riguarda più che altro i dialoghi e le micro-dinamiche tra i protagonisti. Considerando l’enorme mole di star hollywoodiane coinvolte – e i complessi incastri contrattuali e di agende – avere un testo malleabile permette di adattarsi rapidamente agli imprevisti. Di fatto, molte scene vengono riscritte di giorno in giorno, cucendole su misura per chi si trova davanti alla macchina da presa in quel momento.

Un metodo collaudato (che fa comunque paura)

Sui social la reazione è stata prevedibilmente divisa. C’è chi teme un disastro, vedendo in questa fluidità l’ennesimo sintomo di fretta o disorganizzazione, specialmente dopo le enormi riscritture dovute al licenziamento di Jonathan Majors e al passaggio da “The Kang Dynasty” a “Doomsday”.

D’altro canto, i veterani del cinema sanno che questo approccio è in realtà la prassi a Hollywood. Basti pensare al primissimo “Iron Man” del 2008, dove gran parte dei dialoghi iconici nacquero da sessioni di pura improvvisazione tra Robert Downey Jr. e Jon Favreau. Inoltre, lo stesso processo creativo “in corso d’opera” è stato ampiamente utilizzato dai Russo anche per capolavori del calibro di “Infinity War” ed “Endgame”, dove gli sceneggiatori Markus e McFeely hanno continuato a sistemare le battute fino agli ultimi giorni di riprese.

Questo approccio flessibile vi rassicura o vi fa temere per le sorti dei nostri eroi? Il tempo – e il botteghino – daranno la risposta definitiva.

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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