I giochi da tavolo più antichi della storia

Il gioco non è soltanto un passatempo moderno, ma una delle prime forme di espressione culturale e intellettuale dell’umanità. Prima della scrittura strutturata e delle grandi città-stato, gli esseri umani si riunivano attorno a una superficie piana per sfidarsi con pedine e dadi primordiali. I giochi da tavolo più antichi della storia non sono semplici reperti archeologici, ma finestre aperte sulla psicologia e sulla struttura sociale delle civiltà che ci hanno preceduto.

Dall’Antico Egitto alla Mesopotamia, questi giochi servivano a molto più del divertimento: erano strumenti rituali, simboli di status e persino mezzi per comunicare con le divinità o prevedere il destino dei defunti.

Senet e Ur: i giganti dell’antichità

Il titolo di gioco da tavolo più antico e documentato spetta probabilmente al Senet. Risalente a circa il 3500 a.C., questo gioco egizio è stato rinvenuto in numerose tombe, incluse quelle di faraoni come Tutankhamon. La scacchiera era composta da trenta caselle disposte in tre file da dieci. Sebbene le regole esatte siano andate perdute e ricostruite solo parzialmente, sappiamo che il Senet aveva una forte valenza religiosa: rappresentava il viaggio dell’anima (Ka) attraverso il regno dei morti per raggiungere l’unione con il dio Sole.

Poco distante, nella regione della Mesopotamia, fioriva il Reale Gioco di Ur. Datato intorno al 2600 a.C., questo gioco è stato riscoperto grazie agli scavi di Sir Leonard Woolley nelle Tombe Reali di Ur. A differenza del Senet, del Gioco di Ur possediamo una tavoletta d’argilla babilonese che ne descrive parzialmente le regole, rendendolo uno dei giochi antichi più “giocabili” anche oggi. Si trattava di un gioco di percorso e strategia per due giocatori, dove il lancio di dadi tetraedrici determinava il movimento delle pedine.

La diffusione globale: dal Mehen al Backgammon

Mentre l’Egitto giocava al Senet, appariva anche il Mehen, noto come il gioco del serpente, caratterizzato da un tabellone circolare a forma di rettile arrotolato. In Asia orientale, invece, nasceva il Go (o Weiqi), che secondo la leggenda fu inventato dall’imperatore cinese Yao per istruire suo figlio alla disciplina e alla concentrazione. Con oltre 2500 anni di storia, il Go è l’unico tra i giochi antichissimi a essere rimasto pressoché identico nelle regole, continuando a essere considerato uno dei massimi test di intelligenza strategica.

Non possiamo poi dimenticare le radici del Backgammon, che derivano dal romano Ludus Duodecim Scriptorum o dal persiano Nard. Questi giochi dimostrano come l’idea di muovere pedine su un tracciato basandosi sulla combinazione di caso e tattica sia un concetto universale.

Studiare questi giochi significa comprendere che, nonostante i millenni trascorsi e l’evoluzione tecnologica, il desiderio umano di competere, socializzare e mettere alla prova la propria mente attraverso una sfida strutturata è rimasto un elemento immutabile del nostro DNA culturale.

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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