God of War Sons of Sparta: cosa ne pensiamo del nuovo gioco della serie?

Il panorama videoludico è stato scosso da un annuncio inaspettato durante l’ultimo State of Play: il ritorno di una delle icone più brutali di sempre, ma in una veste completamente inedita. God of War Sons of Sparta: cosa ne pensiamo del nuovo gioco della serie? Non si tratta del seguito delle avventure norrene di Kratos, bensì di un tuffo nel passato che esplora le origini del guerriero spartano attraverso un genere mai toccato prima dal franchise.

Sviluppato da Mega Cat Studios in collaborazione con Santa Monica Studio, il titolo si presenta come un metroidvania 2D in pixel art, distaccandosi nettamente dall’impostazione action-cinematografica a cui siamo abituati.

Un legame inscindibile: Kratos e Deimos

La narrazione di Sons of Sparta è strutturata come un lungo flashback. Un Kratos ormai adulto e maturo racconta alla figlia Calliope le gesta della sua giovinezza. Al centro della storia non c’è solo Kratos, ma anche suo fratello Deimos, che funge da deuteragonista.

Mentre Kratos incarna già l’ideale spartano di forza e dovere, Deimos rappresenta l’anima emotiva del duo, amante della musica e incline a mettere in discussione la rigida dottrina dell’Agoghé. Il motore dell’avventura è la ricerca di Vasilis, un compagno scomparso. Questo approccio trasforma il gioco in un racconto di formazione dai toni intimi, lontano dalle epopee divine a cui la saga ci ha abituato. Sebbene l’assenza di un grande antagonista si faccia sentire, l’interazione tra i due fratelli e gli interventi narrativi del Kratos adulto regalano una profondità inedita al personaggio.

Gameplay: lancia, scudo e spirito spartano

Dimenticate le Lame del Caos. In questo capitolo, Kratos è equipaggiato con l’armamento classico degli opliti: la lancia (Dory) e lo scudo (Aspis). Il sistema di combattimento, pur essendo in 2D, mantiene una certa complessità grazie alla meccanica dello Spirito Spartano, utile per potenziare i colpi e recuperare salute.

L’esplorazione della regione della Laconia segue i dettami classici del genere metroidvania. Per avanzare in aree precedentemente inaccessibili, i giocatori dovranno sbloccare i Doni dell’Olimpo:

  • Fionda solare (Apollo): per attivare interruttori distanti.
  • Falce di Demetra: utilizzabile come rampino.
  • Lama lunare (Artemide): per spostare pilastri pesanti.

Il gioco offre circa 15 ore di gameplay, arricchite da elementi ruolistici come la personalizzazione della lancia e dello scudo. Una nota di merito va all’uso del DualSense: il busto di Licurgo, un gadget che segnala segreti, utilizza l’altoparlante del controller per comunicare con Deimos, aumentando l’immersione.

Estetica rétro e modalità extra

La scelta della pixel art ha diviso i fan, ma risulta coerente con il portfolio di Mega Cat Studios. Sebbene l’art direction sia solida nel richiamare l’era del Sega Mega Drive, pecca a tratti di genericità, mancando di quel tocco iconico che contraddistingue la serie principale.

Infine, una sorpresa per chi ama la sfida: una volta terminata la campagna, si sblocca la Fossa delle Agonie, una modalità roguelite in cooperativa locale (arene 2D) dove due giocatori possono affrontare orde di nemici, sopperendo in parte alla mancanza della co-op nella storia principale.

 

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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