Cannes: tutti i vincitori dell’edizione 2026

La 79ª edizione del Festival di Cannes si è ufficialmente conclusa con un palmarès caratterizzato da un forte stampo politico e sociale. Sotto la guida attenta della giuria internazionale presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-wook, affiancato da grandi nomi del cinema mondiale come Demi Moore, Stellan Skarsgård, Chloé Zhao e Isaach de Bankolé, la kermesse ha premiato opere capaci di muoversi tra conflitti presenti, memorie storiche d’impatto e drammi familiari complessi.

Il verdetto finale ha consacrato la Norvegia e l’Europa dell’Est, confermando come la Croisette rimanga il palcoscenico ideale per il cinema d’autore più rigoroso e impegnato.

Cristian Mungiu da record e tutti i premi principali

Il trionfatore assoluto di Cannes 2026 è il regista rumeno Cristian Mungiu, che con la sua ultima opera intitolata Fjord si è aggiudicato la prestigiosa Palma d’oro. Per Mungiu si tratta del secondo trionfo in carriera a quasi vent’anni dal capolavoro 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Spostando l’azione dalla Romania ai paesaggi isolati dei fiordi norvegesi, il regista mette in scena il dramma etico di una coppia pentecostale la cui rigidità educativa familiare entra in crisi quando una delle figlie mostra segni di contusione a scuola. Nel cast brilla l’interpretazione di Renate Reinsve.

Di seguito vengono isolati tutti gli altri grandi vincitori della rassegna:

  • Grand Prix della Giuria: assegnato a Minotaur del dissidente russo Andrey Zvyagintsev. Un thriller politico teso e attuale, ambientato nella Russia del 2022 durante l’invasione dell’Ucraina, che sfrutta il crollo del matrimonio del protagonista come metafora della disgregazione di un intero Paese.
  • Premio della Giuria: va a Das geträumte Abenteuer (The Dreamed Adventure) della tedesca Valeska Grisebach, un racconto di frontiera sospeso tra legalità e sopravvivenza sul confine bulgaro-turco.
  • Miglior Regia (Ex aequo): il premio è stato condiviso tra gli spagnoli Javier Ambrossi e Javier Calvo per La bola negra (toccante ponte temporale sull’identità gay ispirato a García Lorca) e il polacco Pawel Pawlikowski per Fatherland, dramma in bianco e nero incentrato sul ritorno dall’esilio di Thomas Mann durante la Guerra Fredda.
  • La Caméra d’Or: dedicata alle migliori opere prime, la statuetta è stata consegnata a Ben’Imana della regista ruandese Marie Clémentine Dusabejambo.

Le interpretazioni e la miglior sceneggiatura

Anche le categorie dedicate agli attori hanno visto trionfi condivisi di altissimo spessore drammatico. Il premio per il Miglior Attore è andato congiuntamente a Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward, una struggente storia d’amore clandestina tra due commilitoni al fronte durante la Prima Guerra Mondiale.

Il riconoscimento per la Miglior Interpretazione Femminile è stato invece assegnato ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi, un’intensa riflessione sulla malattia e sul corpo basata sullo scambio epistolare tra una filosofa terminale e un’antropologa. Infine, il premio per la Miglior Sceneggiatura è stato conquistato da Emmanuel Marre per Notre salut, un potente dramma storico incentrato sulla Resistenza francese durante il regime di Vichy, mentre la Palma d’oro per il miglior cortometraggio è volata in America Latina grazie a Para los contrincantes dell’argentino Federico Luis.

Paolo Carta

Paolo collabora da anni con diversi magazine online e riviste cartacee del settore automotive. Appassionato di cinema, viaggi e di sport, non disdegna critiche e giudizi avversi alle serie tv. Nato nel 1978 nella provincia capitolina, è romano ma non romanista.

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