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Miami Open 2026, pioggia di forfait: cosa sta succedendo davvero
Il calendario del tennis internazionale è entrato nel vivo, senza pause. I primi Masters 1000 sono già alle spalle, così come il primo Slam della stagione, e all’orizzonte si intravede già il cambio di superficie, con la terra battuta pronta a prendersi la scena.
Eppure, proprio mentre il circuito si sposta verso il Miami Open 2026, qualcosa si è inceppato. Nelle ultime ore si è assistito a una vera ondata di rinunce, con un numero insolitamente alto di giocatori che hanno deciso di non partecipare. Il tema dei forfait Miami Open è diventato centrale, tra sorprese e assenze pesanti.
Cosa sta succedendo davvero e perché così tanti tennisti hanno scelto di fermarsi proprio adesso? In questo articolo proviamo a fare chiarezza.
Miami Open 2026, i tanti forfait: quali sono i più importanti
Il dato che colpisce di più è il livello dei nomi coinvolti. Tra i forfait del Miami Open, infatti, non mancano giocatori di primo piano e profili molto seguiti, segno che non si tratta di rinunce marginali. L’assenza più pesante è quella di Novak Djokovic, fermato da un problema alla spalla destra.
Nel tabellone maschile, ecco i principali forfait Miami Open:
- Novak Djokovic
- Holger Rune
- Lorenzo Musetti
- Tallon Griekspoor
- Lorenzo Sonego
- Jaume Munar
- Shang Juncheng
Ancora più colpito il tabellone femminile, con ben 13 ritiri. Tra i nomi principali:
- Emma Raducanu
- Markéta Vondroušová
- Barbora Krejčíková
- Karolína Plíšková
- Daria Kasatkina
- Veronika Kudermetova
- Emma Navarro
- Lois Boisson
- Sonay Kartal
- Maya Joint
I posti lasciati liberi sono stati riempiti da lucky loser e qualificati, come Roberto Bautista Agut e James Duckworth, entrati nel main draw maschile. Un segnale chiaro di quanto questi forfait Miami Open abbiano inciso già prima dell’inizio del torneo.
Perché così tanti forfait al Miami Open 2026: i motivi
Dietro questa lunga lista di forfait del Miami Open non c’è un’unica spiegazione, ma una combinazione di fattori che, messi insieme, hanno portato a una vera e propria ondata di ritiri.
Il primo elemento è il calendario. Il cosiddetto “Double Sunshine”, con Indian Wells e Miami uno dopo l’altro, è tra i momenti più intensi della stagione. Due settimane tirate, partite ravvicinate, pochi giorni per recuperare. Molti giocatori arrivano in Florida già provati, con piccoli fastidi che, senza una pausa vera, rischiano di trasformarsi in infortuni più seri. È quello che è successo, per esempio, a Holger Rune e Markéta Vondroušová.
Poi ci sono le condizioni di gioco. Il cemento di Miami è veloce, ma anche molto duro per il fisico, soprattutto per le articolazioni. A questo si aggiungono caldo e umidità, che a marzo iniziano già a farsi sentire. Il risultato è uno stress elevato, ben diverso rispetto ai tornei indoor o a quelli sulla terra battuta.
C’è anche una questione di programmazione. Con la stagione europea sulla terra rossa alle porte, molti giocatori preferiscono non correre rischi inutili. Novak Djokovic negli anni ha spesso gestito con attenzione la sua presenza a Miami, proprio per arrivare al meglio agli appuntamenti più importanti.
In questo discorso rientra anche Lorenzo Musetti. Il suo ritiro va letto in prospettiva: la terra rossa è la superficie su cui può esprimere il suo miglior tennis, e la stagione che porta agli Internazionali d’Italia e soprattutto al Roland Garros è quella in cui può fare davvero la differenza. Arrivarci nelle condizioni giuste diventa quindi la priorità, anche a costo di saltare un torneo importante come Miami.
Infine, c’è stato anche un fattore meno prevedibile. Nei giorni di passaggio tra Indian Wells e Miami, diversi giocatori sono stati colpiti da una forma influenzale che ha complicato ulteriormente la situazione, portando a ritiri improvvisi come quello di Emma Raducanu.